Si chiude ‘marcia’ ricercatori europei,raccolte 12.000 firme

(ANSA) – ROMA, 18 OTT – Si chiude la ‘marcia’ dei ricercatori europei. In 10 giorni sono stati in circa 12.000, fra ricercatori e cittadini, a firmare la lettera pubblicata su Nature, che chiede ai governi di rimettere al centro della loro azione la ricerca e l’innovazione.

”E’ la prima volta che si assiste ad una mobilitazione di questo livello in Europa in difesa della scienza e della ricerca” osserva uno dei promotori della lettera, il fisico italiano Francesco Sylos Labini, del centro Enrico Fermi e dell’Istituto per i Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Sylos Labini ha tenuto una conferenza stampa a Roma, con altri ricercatori e rappresentanti di associazioni di studenti e dottori di ricerca. Iniziative simili si sono svolte oggi in diverse capitali europee e chiudono le manifestazioni contro i tagli alla ricerca organizzate in molti Paesi, Francia in testa, con una marcia per
la scienza confluita su Parigi. In Italia ci sono stati incontri nelle università.

Dopo le iniziative e la lettera che si può sottoscrivere all’indirizzo http://openletter.euroscience.org, il prossimo passo, rileva Sylos Labini, ”è organizzare un incontro con il commissario europeo per la ricerca Carlos Moedas”. La scienza e la ricerca, avvertono i ricercatori, sono in grande pericolo sia nei singoli Paesi che nell’Europa nel suo insieme. In Italia, rileva Sylos Labini, abbiamo assistito alla riduzione del 20% del finanziamento a università e ricerca, al taglio del 90% del reclutamento e del 100% alla ricerca di base. Situazioni simili, anche se più connesse alla politica economica imposta dall’Europa, si trovano in Grecia, Spagna, Portogallo e Francia.

Questa situazione, aggravata dalla crisi economica, aggiunge ”è sul punto di compromettere il futuro delle nuove generazioni di ricercatori e la tenuta stessa del sistema”. Nonostante sia assodato, sottolinea Sylos Labini, che ”l’investimento statale in ricerca è uno dei motori principali dello sviluppo economico, non c’è nessuno sforzo per dirigere la spesa pubblica verso quei settori di qualità che potrebbero dare, nel medio e lungo termine, una struttura solida al tessuto produttivo”.

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