Dibattito sulla fiducia alla legge di stabilità: intervento sen. Bocchino

Fonte: stenografico del Senato

BOCCHINO (Misto-ILC). Signora Presidente, faccio alcune riflessioni sul tema della ricerca, in concomitanza con la discussione della legge di stabilità.

Oggi, a distanza di ventuno mesi dall’inizio della legislatura, dopo due Governi e due leggi di stabilità, mi chiedo se un discorso serio e sistematico sulla ricerca sia stato fatto, portato a sintesi e tradotto in azioni concrete e la risposta temo non possa che essere negativa. Questo non lo dico io, ma lo dice la Commissione istruzione, che con un affare assegnato, durato alcuni mesi, e dopo una lunga serie di audizioni, ha tratteggiato un quadro devastato della ricerca pubblica e, allo stesso tempo, ha indicato anche alcune soluzioni, sotto forma di una risoluzione e di impegni politici rivolti al Governo, che però sono stati completamente disattesi in questa legge di stabilità.

I problemi principali sono l’eccessiva burocratizzazione, oltre che l’assenza di una vera pianificazione a lungo termine, ovvero supportata da realistiche risorse. Gli obiettivi europei vengono di fatto recepiti come semplici raccomandazioni, peraltro spesso disattese. Non credo di essere smentito se dico che tutti quei rarissimi interventi sul settore della ricerca dei Governi Letta, prima, e Renzi, poi, inclusi quelli di questa legge di stabilità sono di tipo spot, isolati, frutto di combinazioni astrali, che permettono di far emergere ora questa, ora quell’altra rivendicazione, peraltro spesso giustissime e motivate, ma completamente slegate tra di loro. In un vero sistema virtuoso, l’insieme di tutte queste rivendicazioni formerebbe il substrato dove possa germogliare una vera politica della ricerca (mi fa piacere vedere qui presente il ministro Giannini), una vera Politica della Ricerca, con la «P» e la «R» maiuscole, che sappia anche e soprattutto guardare più lontano, al di là di queste rivendicazioni.

Dal punto di vista parlamentare abbiamo due ordini di problemi. Il primo è un problema culturale: i partiti non riconoscono il valore dell’apporto della scienza nella discussione politica, né in termini metodologici, né per le questioni di merito. Nulla di strano in questo: i partiti sono semplicemente lo specchio di una società, dove ad esempio si dà per scontato e dovuto un alto livello tecnologico, con tutti i benefici che questo apporta, senza però considerare quanto è stato necessario, in termini di lavoro intellettuale, nel senso del lavoro di ricerca, per raggiungere questo livello. Il secondo è invece un problema più politico: non si può fare molto in un Parlamento ormai delegittimato e de facto svilito della sua funzione originaria, i cui dibattiti sono ormai compressi da vincoli temporali e/o finanziari imposti altrove (e la sessione di bilancio al Senato ne è stata una lampante dimostrazione). Sfortunatamente il problema culturale che dicevo investe in egual misura anche il potere esecutivo, cioè il reale usurpatore di quello legislativo. Il risultato è che un singolo Ministro ricercatore o professore universitario, come la senatrice Giannini, non è sufficiente se non si vi è una presa di coscienza collegiale e condivisa – e sottolineo questi due termini – nell’Esecutivo sull’opportunità di avere, specie in un momento di crisi, un piano strategico pluriennale di rilancio del settore della ricerca pubblica, fatto di un mix di investimenti e di sburocratizzazione.

Nella legge di stabilità per il 2015 del Governo Renzi manca ancora, purtroppo, quella presa di coscienza di cui parlavo prima e quel puntare tutto su una società basata sulla conoscenza. Proprio in questi giorni in Senato ci siamo trovati ancora una volta a mettere semplicemente delle pezze, a cercare di realizzare quegli interventi spot di cui parlavo prima, muovendo pochi spiccioli da una parte all’altra.

Voglio concludere facendo cenno al grande assente di questa legge di stabilità nel campo della ricerca, ovvero, signor Ministro, i precari della ricerca: si tratta di un precariato devastante, che raggiunge livelli stratosferici – si parla del 50 per cento dei dipendenti – che non trovano paragoni in nessun altro comparto, né pubblico, né privato (addirittura nel comparto privato il limite è del 20 per cento, come sappiamo). Mancano nella legge di stabilità tutti gli emendamenti che miravano ad avere un piano straordinario di assunzioni e che sono stati presentati da tutti i Gruppi politici, persino della maggioranza, e che non sono stati neanche considerati in Commissione. Pongo allora questa riflessione ai colleghi, specialmente a quelli di maggioranza: a cosa serve presentare questi emendamenti se poi non riuscite a farli discutere in Commissione e a inserirli nel maxiemendamento finale del Governo?

Vorrei a questo punto anche sfatare un mito: ho sentito il vice presidente Sangalli e il vice ministro Morando parlare di un intervento sui ricercatori. Se vi riferite all’emendamento della senatrice Cattaneo, quello non è un piano straordinario per i ricercatori: non diciamo falsità. Quell’emendamento, infilato tra l’altro all’ultimo minuto nel maxiemendamento, è semplicemente l’introduzione di un vincolo di salvaguardia burocratico, che salvaguarda i ricercatori, ma non ha nulla a che fare con un piano straordinario di assunzioni. Quei 5 milioni di euro contenuti nel comma 346-bis, vice ministro Morando, anche se venissero usati per assumere i ricercatori di tipo B, corrisponderebbero solo a 142 ricercatori, quando negli ultimi cinque anni abbiamo perso 8.200 posti fra professori associati, professori ordinari e ricercatori. Si tratta di una vera emorragia che si configura come un’emergenza sociale (perché la ricerca ha ricadute sociali) e sta svuotando le università.

Il senatore Sangalli ha detto nel suo intervento che la legge di stabilità è un po’ la radiografia di un Paese. Ebbene, se questo è vero, la radiografia che ci restituisce questo disegno di legge di stabilità è quella di un Paese che non ha il proprio cervello, che non ha la propria materia grigia e un Paese senza materia grigia, senza cervello, non va da nessuna parte. Buona fortuna a tutti noi. (Applausi dai Gruppi Misto-ILC, Misto-MovX e della senatrice Petraglia).

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