Stenografico aula Senato 29 aprile su emendamento Bocchino semplificazione EPR

fonte: senato.it

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, a proposito degli emendamenti 9.0.300 e 9.0.301, li ritiro in quanto sono assorbiti dall’emendamento 9.0.302 (testo 2 corretto).

Se mi consente, vorrei spendere brevemente due parole sull’emendamento 9.0.302 (testo 2 corretto) prima ancora che lei lo chiami. Si tratta di un emendamento che fa seguito all’affare assegnato che abbiamo votato all’unanimità in 7ª Commissione sugli enti pubblici di ricerca. L’emendamento prevede anzitutto la definizione di alcuni elementi di stato giuridico dei ricercatori, in particolare quelli che sono necessari al recepimento della Carta europea dei ricercatori, cioè l’autonomia professionale, la libertà di ricerca e l’adesione ai principi etici.

Come secondo grande tema importante, prevede quello che, in realtà impropriamente, è detto scorporo della pubblica amministrazione. Dico impropriamente perché, in realtà, non si tratta, come qualcuno ha detto, di una privatizzazione degli enti o di una trasformazione in fondazioni private. Non è affatto così. Gli enti pubblici di ricerca rimangono pubblici, rimangono nell’ambito della pubblica amministrazione; semplicemente, si vuole definire un sistema di regole più snello ed efficace che renda giustizia alla particolare missiondegli enti pubblici di ricerca. Ricordo che oggi questi enti sono strozzati, strangolati da alcune regole che limitano la loro attività, ad esempio le regole che limitano le missioni o le spese ad anni come, ad esempio, il 2009, oppure le regole che pongono limitazioni sui consumi intermedi, generando tanti problemi per i laboratori. Ebbene con questo emendamento si vuole superare tutto ciò, non con una deregulation o dando libertà di spesa, naturalmente, perché gli enti sono comunque sempre costretti entro l’ambito dei finanziamenti ordinari che vengono annualmente ripartiti dal Ministero, ma passando ad un sistema di regole che sia esclusivamente a budget, quindi implementando proprio quel principio di autonomia responsabile di cui lo stesso Ministro si è fatto portavoce varie volte. L’emendamento prevede altresì di implementare un sistema di controlli ex post al fine di verificare se queste scelte, compiute nel rispetto del principio dell’autonomia responsabile degli enti, effettivamente risultino poi nell’efficacia dell’attività di ricerca proprio di questi enti. Quindi, si tratta essenzialmente di valorizzare l’attività degli enti pubblici di ricerca e dar loro finalmente quello snellimento e quelle semplificazioni che fino adesso sono risultate in una grave limitazione dello svolgimento delle attività di ricerca. (Applausi del senatore Tocci).

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, da parte della Commissione bilancio c’è un parere condizionato alle seguenti riformulazioni: soppressione, al comma 1, delle parole da «istituire uno statuto» fino a «e volti»; soppressione, alla lettera a) dello stesso comma 1, delle parole da «sulla base» fino a «stato giuridico» e da «alla titolarità» fino a «ricerche svolte»; soppressione alla lettera c) delle parole: «del nuovo comparto». Il nulla osta della Commissione bilancio è condizionato a queste riformulazioni (soppressioni, sostanzialmente).

Senatore Bocchino, accetta le proposte di riformulazione richieste dalla Commissione bilancio?

BOCCHINO (Misto-ILC). Sì, ho anche partecipato ai lavori della Commissione bilancio.

Accetto queste cancellazioni della Commissione bilancio, ma, allo stesso tempo, proprio per armonizzare l’emendamento con questi cambiamenti, credo che andrebbero soppresse, al comma 1, anche le parole: «e volti alla definizione dello stato giuridico dei ricercatori e tecnologi degli EPR, che ne consenta l’effettiva circolarità nel sistema della ricerca, assicurandone le specificità professionali».

Quindi, sostanzialmente, rimane soltanto il riferimento al rispetto dei principi e criteri direttivi indicati.

Propongo altresì di riformulare la rubrica dell’articolo (questa è una semplice norma di coordinamento che propongo al relatore ed al Governo per armonizzarla con gli emendamenti effettivamente proposti, sia come testo 1 che come testo 2 e adesso con la riformulazione proposta dalla Commissione bilancio) prevedendo tale nuova formulazione: «Delega per la semplificazione dell’attività degli enti pubblici di ricerca».

Credo che questi cambiamenti rendano l’emendamento molto più omogeneo ed efficace.

PRESIDENTE. Senatore Azzollini, ci sono problemi con queste ulteriori riformulazioni?

AZZOLLINI (AP (NCD-UDC)). No, signor Presidente. Anche questo parere lo posso esprimere ai sensi dell’articolo 100 del Regolamento, perché è palese che espunzione di quella parte ulteriore di testo non comporta impatti di finanza pubblica. Per cui, anche con l’ulteriore riformulazione del senatore Bocchino, il mio parere rimane identico a quello espresso prima.

Circa il cambiamento della rubrica non occorre poi un parere, perché, non essendo di portata normativa, ovviamente non mi esprimo.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell’emendamento 9.0.302 (teso 3 corretto).

DI GIORGI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, intervengo soltanto per esprimere soddisfazione per l’accoglimento di questo emendamento e per la discussione che abbiamo avuto su di esso. Si tratta di una proposta importante, come già diceva il collega Bocchino; infatti, ha ricevuto l’adesione di tanti Gruppi dell’Assemblea proprio perché con esso finalmente si comincia a parlare davvero (e soprattutto ad attuare i relativi atti normativi) di ricerca pubblica, di enti pubblici di ricerca (EPR).

Il ruolo del ricercatore va definito, vanno definite bene le funzioni, va rilanciato questo grande comparto (all’interno naturalmente della pubblica amministrazione), proprio perché la competitività del nostro Paese si gioca sulla ricerca scientifica e sul confronto con il resto dell’Europa e del mondo. I nostri ricercatori sono a livelli altissimi e quindi è importante che finalmente si normi questa realtà. È necessaria una semplificazione, è necessario avere la possibilità di muoversi all’interno del mondo della ricerca e degli istituti, e di muoversi verso l’estero, senza quella serie di lacci e laccioli che si creano quando le norme non sono molto flessibili e non danno molte possibilità. Tutto questo ancora non c’è in Italia; c’è invece nel resto d’Europa: la Carta europea dei ricercatori è un documento importante al quale ci dobbiamo adeguare.

Se tutto ciò non viene fatto già adesso come indicazione al Governo all’interno di questo provvedimento credo si perda un’occasione. È quindi importante che all’interno del provvedimento sia presente tale indicazione, ci sia una delega. Naturalmente occorre un impegno forte, che chiederò, e che come Gruppo del PD chiediamo a tutti i colleghi, perché lavoreremo sui testi normativi per riuscire ad avere una reale garanzia rispetto a quanto qui soltanto indichiamo come indirizzo ma che riteniamo essenziale perché la nostra ricerca pubblica diventi ancora più competitiva di quanto non lo sia. Eliminiamo quindi tutti gli ostacoli rispetto a tale obiettivo.

COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, vorrei esprimere un sentito apprezzamento del nostro Gruppo per questo e per i successivi emendamenti del collega Bocchino, in nulla attenuati dalla riformulazione proposta dalla Commissione bilancio.

Infatti, tra i meriti che attribuiamo a questa batteria di emendamenti sulla ricerca presentati dal senatore Bocchino vi è proprio quello di non aver puntato a un assalto alle casse della spesa pubblica, come tante volte si è fatto in materia universitaria, nella pessima definizione che fu data alla fine degli anni Settanta del ruolo dei ricercatori. A testimonianza della sua disponibilità ad accogliere le osservazioni del presidente Azzollini, del resto, è il successivo emendamento, in cui il senatore Bocchino precisa, sia pure in un inciso, «a invarianza delle risorse disponibili».

Il merito di questa visione del ruolo dei ricercatori e degli enti pubblici di ricerca è proprio quello di abbattere le trincee del corporativismo e di inserire i nostri ricercatori, se non nella globalizzazione, almeno in prassi di carattere internazionale.

Se poi, onorevole Ministro, nell’esercizio della delega, le riuscirà di coinvolgere più e meglio per quanto attiene il collegamento con i ricercatori dell’università, facendo tesoro del combinato disposto Bocchino-Azzollini, tanto meglio sarà per il mondo della ricerca, inteso nel suo insieme, come premeva alla senatrice Di Giorgi.

DI GIORGI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per chiarire ai colleghi che il testo di cui stiamo parlando è quello che trovate a pagina 16 dell’annesso. Vi sono state variazioni, ma il testo su cui stiamo lavorando e su cui abbiamo raccolto l’adesione di quasi tutti i Gruppi politici è quello presente nell’Annesso, non nel volume principale. Lo preciso perché il testo è cambiato notevolmente.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, a proposito di testi cambiati, vorrei fare una rilevazione nel metodo, perché, in realtà, il testo che lei ci ha letto, con le proposte di modifica che sono state richieste dalla 5ª Commissione, cui si sono aggiunte le modifiche introdotte dal senatore Bocchino, sarebbe un testo 3, che abbiamo giustamente visto e che ci è stato sottoposto questa mattina. Non comprendiamo perché questo testo non sia stato ufficialmente depositato agli atti del Senato. Lei ci potrà chiarire perché oggi stiamo lavorando in modo così strano: vi sono testi 2 depositati e poi votiamo un testo 3 che circola da questa mattina. Sarebbe stato utile e necessario poterlo visionare.

Tutti noi componenti della 7a Commissione abbiamo lavorato per moltissimi mesi ad un affare assegnato sugli enti pubblici di ricerca e abbiamo approvato all’unanimità una risoluzione con una serie di impegni specifici (che in parte sono riportati in questo testo) per il Governo. Perché, allora, siamo contrari ed esprimeremo voto contrario su questo emendamento? Perché troviamo davvero singolare che improvvisamente si decida di inserire un emendamento, in un disegno di legge delega, per chiedere al Governo un altro disegno di legge delega per fare i decreti attuativi sugli enti pubblici di ricerca. A noi sta molto a cuore, nel merito, il tema degli enti pubblici di ricerca.

Da quando questo Parlamento si è insediato, a partire dal “decreto del fare”, abbiamo presentato diversi emendamenti, ad esempio, per la stabilizzazione dei precari negli enti pubblici di ricerca, in maniera particolare quelli dipendenti della pubblica amministrazione; emendamenti tutti respinti in quest’Aula, con impegni presi dal Governo attraverso ordini del giorno. Improvvisamente, poi, dovremmo approvare un emendamento che sottrae a noi stessi la titolarità legislativa, perché, di fatto, deleghiamo, totalmente in bianco, al Governo il compito di occuparsi di un atto sugli enti di ricerca.

Vorrei ricordare che il Governo, tra i tanti annunci, ha annunciato una buona università e una buona ricerca, e noi ci auguriamo che almeno in quel caso vi sia un disegno di legge, perché l’esperienza di questi giorni – mi riferisco al disegno di legge delega sulla scuola – ci sta dicendo che quella è una strada sbagliata. Per questo motivo noi voteremo contro. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. Senatrice Petraglia, mi dicono gli uffici che il testo dell’ordine del giorno è stato pubblicato già da alcuni giorni; le faremo sapere il giorno preciso della pubblicazione.

ROSSI Luciano (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSI Luciano (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, a seguito delle precisazioni puntuali del presidente Azzollini e dell’illustrazione del collega Compagna, chiedo di sottoscrivere l’emendamento 9.0.302 (testo 3 corretto).

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, accetta la sottoscrizione dell’emendamento da parte del senatore Rossi Luciano?

BOCCHINO (Misto-ILC). Sì, signor Presidente.

Relativamente alle osservazioni della collega Petraglia, sappiamo tutti che il Governo ha annunciato un provvedimento su università e ricerca e auspichiamo tutti che sia un disegno di legge, ma qualora questo non dovesse avvenire – e non abbiamo nessuna certezza che questo avvenga – questa legge delega dà un tempo limitato (12 mesi dall’approvazione della legge) entro il quale le norme devono essere emanate. Ricordo che si tratta di norme estremamente importanti e urgenti da adottare, in quanto viene espressa dalla stessa comunità scientifica un’urgenza di intervenire sulla semplificazione normativa che in questo momento limita gli enti.

Ripeto, qualora il Governo non dovesse, non volesse o non potesse intervenire così come ha stabilito, c’è sempre questa norma, che definirei di salvaguardia, secondo la quale, entro 12 mesi dall’approvazione della legge, il Governo è costretto ad intervenire su un tema che reputo assolutamente urgente.

BENCINI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto). Signor Presidente, intervengo solo per chiedere di sottoscrivere anch’io l’emendamento 9.0.302 (testo 3 corretto).

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, anch’io chiedo di sottoscrivere tale emendamento.

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, chiedo di apporre anche la mia firma all’emendamento del senatore Bocchino.

CONTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei sottoscrivere anch’io tale emendamento.

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, accoglie le richieste di sottoscrizione appena espresse?

BOCCHINO (Misto-ILC). Sì, signor Presidente, accolgo tutte le sottoscrizioni.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull’emendamento 9.0.302 (testo 3 corretto).

PAGLIARIrelatore. Signor Presidente, il mio parere è favorevole con grande soddisfazione, perché questo emendamento è uno dei passaggi in cui si evidenzia maggiormente qual è stata il ruolo del Parlamento rispetto al provvedimento in esame, e come sia stato proficuo il rapporto tra Governo e Parlamento nella definizione di tali proposte.

Credo che l’inserimento di questa delega abbia un forte significato sia sotto questo profilo sia sotto il profilo del merito. Credo che la strada del confronto e del dialogo si possa percorrere proficuamente, e questo è un passaggio che lo dimostra.

MADIAministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Signor Presidente, confermo il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell’emendamento 9.0.302 (testo 3 corretto), presentato dal senatore Bocchino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva(v. Allegato B).

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