Interpellanza M5S su ASI, INAF e politica spaziale

Le Commissioni VII e X,
premesso che:
l’Italia, nel settore aerospaziale, è senz’altro da considerarsi un Paese all’avanguardia, con competenze tecniche, scientifiche ed industriali di estrema rilevanza, pertanto la politica nazionale non può non svolgere un ruolo di primo piano in questo settore;
i programmi di un Paese sviluppato nel settore aerospaziale, come l’Italia, devono necessariamente essere sinergici con le politiche di alto livello di settore che si sviluppano all’ONU su scala globale. Così come a Bruxelles (Commissione europea) e Parigi (Agenzia spaziale europea) su scala continentale;
la crescita economica è in funzione dell’innovazione tecnologica e lo spazio è innovazione per definizione, in quanto opera ai limiti tecnologici di ciò che per l’umanità è possibile fare e sviluppare;
la space economy infatti è insieme delle attività e uso di risorse che, attraverso l’esplorazione, la comprensione e l’utilizzo dello spazio extra atmosferico, creano valore e procurano benefici all’umanità;
il comparto spaziale e aerospaziale ha subìto, nel corso dell’ultimo ventennio, a causa anche di un susseguirsi di eventi internazionali, profonde modificazioni in termini scientifici, tecnologici ed industriali;
soggetto istituzionale attivo nel settore aerospaziale è l’agenzia spaziale italiana (ASI), ente di ricerca vigilato dal ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che opera in collaborazione con diversi altri ministeri;
da quando è stata istituita l’agenzia spaziale italiana con la legge 30 maggio 1988, n. 186, il Parlamento e i Governi che si sono succeduti hanno tentato la riorganizzazione del comparto, ricorrendo, negli ultimi anni, soprattutto allo strumento del decreto legislativo;
si sono susseguiti interventi frammentati e puramente «cosmetici», non andando per nulla al cuore del problema e cioè verso la salvaguardia al tempo stesso sia dei programmi a valenza scientifica, sia di quelli applicativi che implicano anzitutto l’intervento di soggetti industriali;
ne è derivata una gestione dell’ASI senza alcun controllo, in quanto il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca risulta, ad avviso di firmatari del presente atto di indirizzo, completamente inadeguato nel suo ruolo di vigilanza politica;
è necessario tenere conto del fatto che le attività spaziali e aerospaziali, per la loro peculiarità, abbracciano più domini di competenza di cui soltanto una parte, certamente non irrilevante, ma tuttavia limitata, è rappresentata dal sistema della ricerca;
oltre alle attività di ricerca fondamentale stanno infatti crescendo sempre più di importanza le attività inerenti a settori maturi per le applicazioni anche di natura commerciale, come quelle afferenti alle telecomunicazioni e alle osservazioni della terra che, se devono veramente assumere un ruolo trainante per l’apparato produttivo ed economico del Paese, necessitano di un coordinamento allargato a livello di Presidenza del Consiglio dei ministri, cui va demandata la responsabilità della policy del Paese nel settore, al pari di quanto accade nei principali Paesi impegnati in campo spaziale;
tale inversione di tendenza, che comporta dunque il superamento dei confini della vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, può garantire, a livello organizzativo, il superamento delle discrasie esistenti nel settore spaziale e aerospaziale nazionale finora monopolio di ristrette e agguerrite lobby di potere, che si muovono al di fuori di ogni reale competitività in un ambito protetto di finanziamenti governativi non strutturali e non collegati a strategie pluriennali di ampio respiro;
la vigilanza dell’intero settore spaziale e aerospaziale, proprio nella sua più ampia diversificazione di interessi, non può quindi che risiedere nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri;
un passo avanti è stato fatto con l’attivazione, dal mese di giugno 2014, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di una cabina di regia sulla politica aerospaziale a cui partecipano rappresentanti dei vari Ministeri, della Conferenza delle regioni e delle province autonome e rappresentanti delle associazioni industriali;
sarebbe un errore tuttavia dimenticare che una parte importante del settore spaziale è quello della ricerca e sviluppo cui vanno riservati finanziamenti adeguati in una misura non inferiore al 15 per cento dei finanziamenti totali;
la cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dovrà pertanto, nella definizione dei piani strategici, assegnare annualmente i finanziamenti che vanno distinti in quelli dedicati alla ricerca e sviluppo ed in quelli dedicati agli aspetti applicativi;
durante un’audizione alla Camera, il presidente dell’ASI si è soffermato sulle risorse dell’Agenzia, ricordando che negli ultimi 7 anni la quota del Fondo ordinario per gli enti di ricerca con cui l’Asi viene finanziata si è attestato intorno ai 500 milioni di euro, sia per effetto dei tagli lineari che per effetto della destinazione di parte del Foe ai progetti premiali (7 per cento) e ai progetti bandiera (+ 8 per cento). Risorse destinate per il 75 per cento all’Esa come contributo italiano ai programmi dell’Agenzia europea. Una riduzione che ha portato negli anni passati alla cancellazione di alcuni programmi e che, l’anno scorso, ha fatto temere per la prosecuzione del programma Cosmo SkyMed di seconda generazione. Nella legge di stabilità 2014 sono stati stanziati 120 milioni di euro in 3 anni che «hanno consentito la messa in sicurezza di Cosmo», per cui è già programmato il lancio di altri 2 satelliti; tali risorse hanno riportato il budget a disposizione dell’Asi sopra la soglia dei 600 milioni;
non può non tenersi conto dei fatti di cronaca che hanno coinvolto l’Agenzia spaziale italiana e delle relazioni critiche della Corte dei conti sulla gestione dell’agenzia;
l’Agenzia spaziale italiana, ente pubblico istituito con il compito di promuovere, sviluppare e diffondere la ricerca scientifica e tecnologica applicata al campo spaziale e aerospaziale, opera sulla base di un piano triennale delle attività, aggiornato annualmente in coerenza con il programma nazionale della ricerca, con gli indirizzi del Parlamento e del Governo in materia spaziale, con il piano aerospaziale nazionale, nonché nel quadro dei programmi dell’ESA;
nell’adunanza del 17 febbraio 2015, dall’esame della gestione e della documentazione relativa per l’esercizio 2013, da parte della Corte dei Conti, è in particolare, emerso:
   a) un disavanzo finanziario di competenza di euro 140.209.767, mentre nel precedente esercizio 2012 era stato registrato un avanzo di competenza pari a 18.551.800 euro;
   b) un avanzo di amministrazione di euro 163.001.340, diminuito di euro 128.506.771 (pari a 44,07 per cento) rispetto al 31 dicembre 2012 (291.568.111, milioni di euro);
   c) un disavanzo economico di euro 223.708.669, quasi triplicato rispetto al risultato negativo relativo al precedente esercizio 2012, pari ad euro 88.239.389;
   d) un patrimonio netto ridotto ad euro 553.605.207 (ammontava ad euro 787.313.876 al 31 dicembre 2012) in dipendenza del disavanzo economico di esercizio;
l’andamento della gestione evidenziato dalle riferite risultanze, accuratamente rilevate, impone l’adozione di ulteriori urgenti iniziative di contenimento della spesa e razionalizzazione dei costi della gestione, tenuto anche conto delle numerose disposizioni in tal senso dettate dalla legislazione più recente evitando, peraltro, che la riduzione della spesa incida negativamente sui programmi spaziali che costituiscono i compiti istituzionali dell’Agenzia,

impegnano il Governo:

   ad intervenire nelle sedi opportune al fine di razionalizzare l’uso delle risorse per le priorità e gli obiettivi nazionali, attuando una politica di settore che tenga conto dei molti e diversi ambiti coinvolti e che valorizzi «la forte componente industriale e l’ottima componente scientifica» presenti nel nostro Paese;
ad assegnare alla cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio un ruolo di coordinamento nella definizione dei piani strategici e nell’attribuzione dei finanziamenti;
ad intervenire affinché i finanziamenti siano ben distinti tra quelli dedicati alla ricerca e allo sviluppo e quelli dedicati agli aspetti produttivi dello sviluppo economico;
a valutare la necessità che, per quanto riguarda finanziamenti destinati alla ricerca, la loro gestione sia assicurata da un ente ad hoc sotto la vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca in cui si incorporino sia l’INAF, sia altre competenze spaziali provenienti da altri centri di ricerca e che, per quanto riguarda i finanziamenti dedicati allo sviluppo, la loro gestione sia assegnata al Ministero dello sviluppo economico;
a valutare adeguatamente il finanziamento dei programmi ESA, riguardo alla sostenibilità economico-finanziaria delle priorità strategiche nazionali ed internazionali, attesi i vincoli di bilancio, anche pluriennali;
ad assicurare, anche con il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari competenti, adeguati controlli annuali sia sulla distribuzione delle risorse sia sui risultati conseguiti;
a definire, anche ai fini dell’assegnazione delle risorse, criteri improntati sulla trasparenza e sul rispetto di definite priorità relative a temi di forte impatto globale quali il cambiamento climatico, la gestione dei disastri, la gestione del traffico dello spazio, la gestione dei potenziali problemi legati alla cosiddetta spazzatura spaziale, in un’ottica di cooperazione internazionale per l’uso a fini pacifici dello spazio extra atmosferico.
(7-00750) «Luigi GalloDa VillaSimone ValenteD’UvaVaccaBresciaMarzanaDi BenedettoCrippaCancelleriFantinatiVallascasDella Valle».

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