Estratto del dibattito in Senato sullo stato giuridico dei ricercatori e tecnologi – ordine del giorno Bocchino

Fonte: Senato della Repubblica

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(1577-B) Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)  (ore 9,48)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1577-B, approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell’articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

Riprendiamo l’esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche del relatore e del rappresentante del Governo, sono state respinte una questione pregiudiziale ed una proposta di non passare all’esame degli articoli e sono stati approvati gli articoli da 1 a 11.

Procediamo all’esame degli articoli successivi, sui quali sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare, in attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso.

BOCCHINO (Misto-AEcT). Signor Presidente, intervengo per illustrare l’ordine del giorno G13.1 che, riferito all’articolo 13, riguarda le deleghe per gli enti pubblici di ricerca.

Ricordo che questo articolo è stato introdotto proprio qui, durante il primo passaggio parlamentare del disegno di legge Madia. Si trattava – poi spiegherò pure perché – di introdurre alcune norme per la legiferazione di alcuni principi relativi allo stato giuridico dei ricercatori, nonché, nella seconda parte della delega, l’introduzione di alcune norme volte a semplificare le procedure e le attività in genere degli enti pubblici di ricerca. Ho detto «si trattava» perché durante il passaggio alla Camera, nonostante il grande lavoro che abbiamo fatto qui al Senato per introdurre questo importante articolo richiesto a gran voce dalla comunità scientifica nazionale e dai lavoratori della conoscenza degli enti pubblici di ricerca, esso è stato purtroppo notevolmente depotenziato nelle sue finalità.

Ciò mi dà l’occasione per introdurre brevemente la questione relativa alla stato giuridico dei ricercatori e, in generale, ai rapporti tra i lavoratori della conoscenza e tutti gli ambiti che regolano questa professione e la contrattazione nazionale. Nel passaggio alla Camera si è decisamente sottovalutato l’aspetto di questa interazione perché si è rimasti, credo, preda della preoccupazione del tutto ingiustificata – e qui lo vorrei ribadire – che l’introduzione di alcuni principi di stato giuridico dei ricercatori andasse a detrimento della contrattazione collettiva nazionale degli enti pubblici di ricerca. Questo lo dico molto serenamente, sapendo che ci sono state delle discussioni e che effettivamente si sono un po’ travisati i termini della questione.

Non era nostra intenzione qui al Senato, quando abbiamo introdotto questo articolo, delegittimare questa contrattazione o giungere ad una legificazione totale degli aspetti di questa professione. Noi, invece, ci eravamo concentrati su degli effetti specifici dell’autonomia professionale riguardanti l’indipendenza e la terzietà, che sono caratteristiche proprie di questa professione, che rientra a pieno titolo nell’ambito delle professioni pubbliche e della pubblica amministrazione ma che nel contempo gode di alcune peculiarità che non si ravvisano in alcun altro comparto della pubblica amministrazione. Mentre nel caso della pubblica amministrazione risulta pienamente giustificata una piena contrattualizzazione, nel campo della ricerca, a nostro parere, era necessario rilegiferare su alcuni aspetti, anche in considerazione del fatto – lo ricordo a tutti i colleghi, specialmente a quelli della Camera – che, a causa del decreto legislativo n. 150 del 2009 (la cosiddetta legge Brunetta), è passata l’idea che i comparti di contrattazione collettiva nazionale si fossero ridotti a quattro. Probabilmente prima o poi succederà che il comparto della ricerca, che in questo momento gode di un contratto ad hoc, sarà gioco forza accorpato ad altri comparti e, probabilmente, a quello ministeriale. Questo causerà un gravissimo danno in particolare modo proprio a quegli aspetti della professione che noi vorremmo andare a normare come l’autonomia professionale e l’indipendenza dei ricercatori.

Si causerà un gravissimo danno perché i dipendenti del Ministero non hanno nulla a che fare con una professione interamente basata sulla conoscenza e il cui merito ricade interamente sulle spalle dei ricercatori, perché non esiste un rapporto fiduciario tra il ricercatore e il suo capo ufficio o il suo direttore di struttura. Non esiste questo rapporto fiduciario come esiste nel resto della pubblica amministrazione e, ad esempio, nel comparto ministeriale. Quindi, qualora dovesse avvenire questo accorpamento (così come, tra l’altro, prescritto da una legge dello Stato), la professione di ricercatore sarebbe decisamente depotenziata. A tutt’oggi, quindi, risulta urgente procedere a questa legiferazione.

Purtroppo, nel passaggio alla Camera dei deputati è stato materialmente cancellato il riferimento che era presente nel testo licenziato dal Senato sulla definizione dello stato giuridico di ricercatore, sono state espunte le parole che ad esso facevano riferimento ed ho quindi deciso di presentare sia degli emendamenti per reintrodurre nel testo la formulazione originaria sia, specificamente, questo ordine del giorno volto ad impegnare il Governo, in fase di formulazione dei decreti delegati, ad istituire effettivamente uno status giuridico dei ricercatori per porre rimedio al depotenziamento del testo avvenuto alla Camera dei deputati, frutto di un’incomprensione delle finalità dell’emendamento.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, intervengo per illustrare l’ordine del giorno G13.2, frutto della trasformazione dell’emendamento 13.2.

Si tratta di un ordine del giorno volto ad aumentare la trasparenza e a scoraggiare, anticipare o gestire ogni possibile conflitto di interesse che potrebbe alterare l’esito degli studi e della ricerca. Mi auguro che tutti voi possiate condividere questo obiettivo.

In particolare per i soggetti che si occupano di ricerca epidemiologica ambientale (e, quindi, degli effetti sulla salute) si chiede di adottare precisi protocolli conformi al documento dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) e alla dichiarazione di interesse dell’International Agency for Research on Cancer (IARC). Si tratta di documenti per gli epidemiologi ambientali, che mettono esplicitamente il ricercatore nella posizione di chi deve ottemperare ad una serie di obblighi verso i soggetti della ricerca, la società, i finanziatori, gli impiegati ed i colleghi.

La ricerca scientifica deve essere rigorosa ed oggettiva in tutti gli ambiti e, soprattutto, in campo biomedico, non soltanto perché si tratta di una premessa imprescindibile per ottenere risultati validi e realmente in grado di aumentare le conoscenze, promuovere lo sviluppo di nuove terapie e migliorare gli standard di salute della popolazione, ma soprattutto per preservare la credibilità istituzionale e professionale e mantenere il consenso del pubblico. Infatti, non basta che sia effettivamente ineccepibile, ma deve anche essere globalmente percepita come tale, perché anche l’apparenza conta quando un’ampia quota del denaro necessario per sostenerla proviene dalle tasche dei contribuenti e quando le conclusioni che ne discendono possono avere un impatto sostanziale sulla qualità di vita della popolazione.

È sulla base di questa convinzione che vi chiedo, colleghi, di votare a favore di questo ordine del giorno, che mira a regolare il finanziamento privato ai soggetti di ricerca in modo da restringere le possibilità di alterazione dei risultati per ragioni di interesse particolare.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti ed ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.

PAGLIARIrelatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all’articolo 12.

Propongo di riformulare l’ordine del giorno G13.2 inserendo al primo punto del dispositivo le seguenti parole: «valutare le ulteriori iniziative utili per tutelare l’indipendenza della ricerca» e al secondo punto: «valutare l’introduzione di nuove disposizioni in materia di obblighi e prescrizioni». Infine, con riferimento al terzo punto del dispositivo, propongo di riformularlo inserendo le parole: «valutare l’opportunità di».

Esprimo parere favorevole sull’ordine del giorno G13.1.

Esprimo infine parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti agli articoli 14, 15 e 16.

MADIAministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell’emendamento 12.1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell’emendamento 12.1, presentato dal senatore Mauro Mario, fino alle parole «le seguenti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 12.1 e l’emendamento 12.2.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell’emendamento 12.3, presentato dal senatore Mauro Mario, fino alle parole «le seguenti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 12.3 e l’emendamento 12.4.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell’emendamento 12.5, presentato dal senatore Mauro Mario, fino alle parole «le seguenti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 12.5 e l’emendamento 12.6.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell’articolo 12.

(Segue la votazione).

Il Senato approva(v. Allegato B).

Senatrice Fucksia, accoglie la proposta di riformulazione dell’ordine del giorno G13.2?

FUCKSIA (M5S). Sì, signor Presidente, ed insisto per la votazione dell’ordine del giorno stesso.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell’ordine del giorno G13.2 (testo 2), presentato dalla senatrice Fucksia.

(Segue la votazione).

Il Senato approva(v. Allegato B).

Senatore Bocchino, insiste per la votazione dell’ordine del giorno G13.1?

BOCCHINO (Misto-AEcT). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell’ordine del giorno G13.1, presentato dal senatore Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato approva(v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell’articolo 13.

(Segue la votazione).

Il Senato approva(v. Allegato B).

Ordine del Giorno n. G13.1 al DDL n. 1577-B

G13.1

BOCCHINO

Approvato

Il Senato,

        in sede di esame dell’atto Senato n. 1577-B,

        premesso che:

            l’articolo 13, comma 1, come modificato alla Camera, afferma che « …. Al fine di favorire e semplificare le attività degli enti pubblici di ricerca (EPR) e rendere le procedure e le normative più consone alle peculiarità degli scopi istituzionali di tali enti, anche considerando l’autonomia e la terzietà di cui essi godono, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, uno o più decreti legislativi nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

            a) garantire il recepimento della Carta europea dei ricercatori e del documento European Framework for Research Careers, con particolare riguardo alla libertà di ricerca e all’autonomia professionale; consentire la portabilità dei progetti di ricerca e la relativa titolarità valorizzando la specificità del modello contrattuale del sistema degli enti di ricerca; … »;

        visto che:

            la delega al Governo relativa alla sola «semplificazione delle attività degli Enti pubblici di ricerca» pur rappresentando un significativo passo in avanti per la ricerca pubblica, recepisce solo in parte le proposte innovative contenute nella Risoluzione della VII Commissione Senato sull’affare Enti di ricerca approvata il 7 ottobre 2014 e rischia, paradossalmente, di introdurre ulteriori distorsioni nel sistema ricerca, ampliando la «libertà di manovra» dei vertici degli enti, fortemente condizionabili dalle contingenze e «sganciati» dalle comunità scientifiche interne che non hanno alcun ruolo nell’effettivo governo dell’ente;

            la delega, inoltre, non esplicita con sufficiente chiarezza i principi e i criteri direttivi per la definizione del ruolo dei ricercatori e tecnologi degli EPR come invece fortemente richiesto ed auspicato dal mondo della ricerca;

        tenuto conto inoltre che:

            ancora permangono posizioni miopi e conservatrici, cui torna utile relegare ricercatori e tecnologi degli EPR a ruoli meramente esecutivi, riproponendo schemi ormai desunti e anacronistici per lo svolgimento della loro attività e che i richiami all’attuazione della Carta europea dei ricercatori rimangono mere enunciazioni di principio;

            le comunità scientifiche degli EPR hanno dimostrato piena maturità e capacità di governo dell’attività scientifica degli Enti,

        impegna il Governo:

            a definire il ruolo di ricercatori e tecnologi degli EPR, sulla base dell’ordinamento professionale di ricercatori e tecnologi definito dal decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1991, n. 171, e relativi elementi di stato giuridico con particolare riferimento a:

        – il regime di impegno a tempo pieno o a tempo definito, con quantificazione figurativa del tempo da dedicare per l’adempimento di quanto di competenza;

        – lo svolgimento delle attività di ricerca in piena autonomia professionale, in coerenza con il principio di libertà di ricerca e di insegnamento sanciti dalla Costituzione;

        – lo svolgimento di attività didattiche nelle sue diverse possibili articolazioni;

        – le modalità di autocertificazione e verifica dell’effettivo svolgimento dell’attività di competenza definite con regolamento di ente sulla base di comuni criteri di indirizzo;

        – la valutazione delle attività sulla base di criteri e modalità, preventivamente definiti, riferiti ad una cornice generale omogenea e considerando le specificità degli enti nonché le risorse effettivamente rese disponibili per svolgere le attività di competenza, prevedendo inoltre: che gli esiti della valutazione siano da considerare per finalità premiali correlate allo svolgimento di specifiche attività per definiti periodi; che per la valutazione delle attività, con cadenza triennale, debba essere prodotta una relazione sul complesso delle attività di competenza svolte, da reiterare dopo un anno in caso di valutazione negativa;

        – l’incompatibilità dei ruoli di ricercatore e di tecnologo con l’esercizio del commercio e dell’industria. Sono consentite in regime di tempo definito attività libero-professionali e di lavoro autonomo anche continuative che non determinino conflitto di interesse;

        – la compatibilità, al di fuori dell’impegno istituzionale, con attività di valutazione e di recensione, lezioni e seminari, attività di collaborazione scientifica e di consulenza tecnico-scientifica, attività di comunicazione e divulgazione scientifica e culturale, attività pubblicistiche ed editoriali, attività didattica e di ricerca anche sulla base di convenzioni tra l’ente di appartenenza e l’istituzione interessata;

        – la fruizione di periodi sabbatici.

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