Elezione del rappresentante del personale nel CdA del CNR: Articolo 33 vs. ROARS

All’articolo di Giorgio Sirilli, pubblicato da ROARS.it:

Elezioni del Cda del CNR. Poca scienza, poca strategia e molte rivendicazioni

Dal 7 al 10 settembre 2015 si sono tenute le elezioni del rappresentante del personale nel consiglio di amministrazione del CNR. Si tratta di un importante passo avanti: nel passato i cinque membri dell’organo di governo dell’ente erano totalmente espressione di interessi esterni (governo, rettori delle università, Confindustria, Conferenza stato-regioni, Camere di commercio), mentre ora, con il nuovo statuto, si è data la possibilità al personale di assumere dirette responsabilità di gestione. Siamo ben lontani da realtà come l’INFN, dove la maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione proviene dalle file dei ricercatori e tecnici, ma comunque un primo ed importante passo è stato fatto…

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risponde Lorenzo Crocco sulla pagina Facebook di ROARS

Aspettavo con ansia il commento di ROARS sulle elezioni tenutesi nel CNR per designare il rappresentante del personale in CdA ed è per questo che ho accolto con gioia l’articolo di Giorgio Sirilli, stimato collega ed acuto osservatore.

Mi è toccato però rileggerlo più volte, per convincermi che stessi leggendo veramente quel che stavo leggendo: una descrizione imprecisa e miope, infarcita di giudizi non sostanziati.

La redazione di Roars ci ha abituato ad analisi puntuali e discorsi nitidi, cos’è successo questa volta?

A un certo punto dell’articolo, prima di tirare le sue conclusioni, Giorgio Sirilli scrive:

“Se questo tipo di analisi è corretto, si può arguire che:”

Bene, ma a quale analisi si riferisce? Leggiamo daccapo, così forse capiamo.

Nel primo paragrafo, Sirilli ci informa che nel CNR si sono tenute le elezioni per designare il rappresentante del personale in CdA, dando finalmente “la possibilità al personale di assumere dirette responsabilità di gestione”. Un giusto preambolo per chi non è addentro alla questione. Non un elemento di analisi, ovviamente. 

Passiamo allora al secondo paragrafo, dove Sirilli dà al lettore il dato dell’affluenza. Fa bene. Il fatto che il 60% del personale abbia partecipato alla votazione è un’indice di salute di una comunità. Peccato però, che si dimentichi di farlo notare, soffermandosi invece sul fatto che nelle precedenti elezioni l’affluenza era stata molto più bassa. Correttamente, individua un possibile motivo nel fatto che queste elezioni, contrariamente a quelle del 2011, erano “vere”, nel senso che garantivano effettivamente l’elezione del candidato vincitore. 

Bene. Ma so far niente analisi.

Nelle righe successive, Sirilli ci dice che c’erano quattro candidati ed elenca i voti ottenuti da ciascuno, senza spendere inutili parole sul meccanismo elettorale (un doppio turno con ballottaggio, a meno di vittoria al primo con il 20% dei voti sugli aventi diritto). Sorprendentemente, non fa nomi, solo numeri, sarà forse una forma nuova di fair-play nei confronti degli sconfitti?

Non ci è dato di sapere, né forse ci interessa. Ci interessa però notare che, a oltre un terzo dell’articolo (280 parole su 732 totali), non c’è stata nessuna analisi e il quarto paragrafo è quello prima della fatidica frase! Che sia lì l’analisi?

E infatti è così. Finalmente, Sirilli ci spiega che i primi due candidati hanno proposto un programma “di tipo fondamentalmente rivendicativo-sindacale, teso ad interpretare i malumori e le istanze della base dei lavoratori”, mentre gli altri due (i meno votati) “hanno posto l’accento sulla ricerca, su come il CNR può assolvere i propri compiti nel panorama scientifico nazionale e internazionale in una prospettiva di responsabilità sociale e civile dei ricercatori e dell’ente, su come il personale può contribuire a rivitalizzare un ente in grandi difficoltà, non soltanto finanziarie.”

Eccola qui l’analisi! 

Riassumiamola in parole semplici, a beneficio del lettore (soprattutto se del CNR): due candidati erano demagoghi solleticatori del ventre molle dei parassiti che albergano nel CNR, gli altri due, illuminati portatori di una vera innovazione.

E che ha fatto il popolo bue del CNR? Ha votato i demagoghi….accidenti.

Ma fermi tutti. Veramente quelle quattro righe sono un’analisi? Lo possono essere solo come esempio di come si fa un’analisi rozza e imprecisa. Non degna del Sirilli che abbiamo letto in passato, questo va detto.

Tralasciamo il fatto che “l’immediato inseguitore” fosse espressione diretta del “palazzo”, essendo stato ex-direttore generale del CNR, e il fatto che il candidato numero 3, quello illuminato che ha preso 1000 voti, abbia più volte durante la campagna elettorale manifestato una chiara convergenza con le posizioni del candidato vincitore, arrivando a prefigurare un ticket (reciproco) in caso di ballottaggio.
Quello che appare è che Sirilli, non più parte dell’elettorato attivo, non si sia andato davvero a leggere il programma del vincitore, e abbia forse basato la sua “analisi” sul sentito dire.
Peccato, perchè il programma del vincitore prende le mosse dal cosiddetto CNR 2.0, un’esperienza corale, di alto profilo e profondamente lontana dalla demagogia che puntò ad una riflessione su un nuovo CNR, più funzionale per il paese e per i suoi ricercatori. La cosa è ancor più sorprendente, per non dire spiacevole, per quanti ricordano che Sirilli a quel documento ha contribuito (http://tinyurl.com/pafq2wr).

In conclusione, quindi, la domanda retorica di SIrilli ha un risposta non retorica: no, non possiamo arguire.

La sua analisi è scorretta, per un chiaro difetto di difformità dai fatti.

Venendo comunque alle cose che Sirilli arguisce, per quanto sia palese che i sindacati confederali non siano ormai “idonei a rappresentare adeguatamente gli interessi e le aspettative del personale”, non sono queste elezioni la sede per discuterne, visto che, almeno ufficialmente, i sindacati confederali si sono tenuti fuori dalla consultazione, limitandosi ad invitare alla partecipazione alla consultazione. 

Per questo, tirare in ballo i sindacati non ha senso. A meno che non sia per supportare la nomea del candidato vincitore, dipinto come “impegnato nell’animazione di un blog in cui viene molto spesso aspramente criticato l’operatore dell’amministrazione del CNR e vengono avanzate proposte in chiave rivendicativa”. 

Peccato che il blog sia il sito internet di un’associazione sindacale regolarmente registrata e che, fino a prova contraria, la critica, anche aspra, e la rivendicazione sono consentite in democrazia, soprattutto se supportate e motivate (cosa in vero assai facile nel caso dell’amministrazione CNR). 

Il ritratto del ricercatore CNR che Sirilli fa nel paragrafo successivo è degno del peggior qualunquismo da giardinetto di pensionati, incredibile leggerlo su Roars. Oltre ad essere offensivo, è ideologicamente falso, visto che, tra i candidati, il popolo bue ha scelto quello che proprio recentemente con i fatti ha mostrato la capacità e la possibilità di raggiungere grandi traguardi scientifici con un approccio puramente bottom-up. 

E infine Sirilli dimentica che il voto non può essere analizzato compiutamente senza tener conto che ad esso ha partecipato la parte amministravo/tecnico che ha, magari giustamente, diverse aspirazioni.

L’unica cosa condivisibile dell’articolo di Sirilli è la critica alla dirigenza del CNR, che però, da membro della commissione di consultazione tecnico scientifica del personale dell’Ente, lui stesso avrebbe dovuto e potuto indirizzare a tempo debito e con strumenti più efficaci.

Un’ultima cosa. Il candidato vincitore si chiama Vito Mocella.

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