La legge di stabilità punisce gli enti pubblici di ricerca

Pubblicato in contemporanea con ROARS

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A fronte della perdita di 5.500 posti in sei anni, quello che viene sventolato per l’università ha tutta l’aria di uno specchietto per le allodole. ma gli enti pubblici di ricerca non sono ritenuti degni nemmeno di uno specchietto.

La legge di stabilità punisce gli enti pubblici di ricerca

Nella bozza della legge di stabilità, che il premier Renzi sbandiera permetterà il rientro di 500 professori e il reclutamento di ulteriore 1000 ricercatori universitari, rigorosamente a tempo determinato, con grande stupore e sconcerto non c’è traccia di provvedimenti, neppure minimi a favore degli enti pubblici di ricerca.

Naturalmente nessuno sperava in un incremento sostanzioso del fondo ordinario per la ricerca (FOE) per nuove infrastrutture di ricerca o per il consolidamento delle esistenti o per sostenere il fantomatico Piano Nazionale della Ricerca (oramai perso nei profondi cassetti di Viale Trastevere), ma in questa bozza non c’è un euro per misure analoghe a quelle – sia pur palliative – per l’università:

– nessun piano di reclutamento per ricercatori

– nessun allentamento del rientro dal blocco del turn-over

– nessuna norma specifica per permettere un’operatività minima agli enti in crisi di budget

– nessuna semplificazione (in attesa di un futuro provvedimento di cui si sono, allo stesso modo, perse

le tracce)

I parlamentari ed esponenti del PD che tra una settimana ad Udine hanno chiamato a raccolta una parte del mondo della ricerca avranno di fronte a sé una domanda semplice e diretta:

“Perché?”

Perché, dopo le belle parole di Renzi, anche espresse in pompa magna davanti a centinaia di ricercatori del CERN di Ginevra, chi lavora alle infrastrutture di ricerca nazionali e internazionali, oramai da anni in condizioni al limite della sopravvivenza, viene, ancora una volta, ignorato, se non umiliato?

Sarebbe sbagliato porre la questione nei termini “all’università sì e a noi no”: abbiamo imparato che la guerra tra poveri conduce unicamente a un massacro generalizzato. Ma viene da chiedersi qual è il razionale di una legge che annuncia risorse assai parziali, ma molto “d’effetto” solo per il ben visibile mondo universitario, e non provvede alle necessità del sistema della ricerca e dell’istruzione terziaria e alta formazione del nostro Paese.

Peccato, sarebbe stata “la volta buona”.

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