PA inclusi enti di ricerca: nuova stretta sul turn over

Fonte: Pensioni Oggi

Statali, La Legge di stabilità blocca di nuovo il turn-over al 40%

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La Legge di stabilità introduce una nuova stretta sul turn-over nelle pubbliche amministrazioni. Risorse irrisorie per il rinnovo della parte economica dei contratti.

Capitolo amaro per gli statali. Con la legge di stabilità non solo arriva una mancia per il rinnovo della parte economica del contratto per la quale il Governo mette sul piatto circa 300 milioni di euro (ma potrebbero essere anche solo 200 milioni secondo le ultime bozze della legge di stabilità) ma viene introdotta un’altra frenata per le possibilità di spesa nel pubblico impiego: nei testi aggiornati del disegno di legge di Stabilità viene fissata una nuova percen­tuale di turn over, che questa volta riguarda sia la Pa centrale sia quella locale (egli enti di ricerca) e ferma per il prossimo anno la spesa per le assunzioni al 40% dei risparmi ottenuti con le uscite dell’anno prima.Dunque si blocca la Riforma Madia che avrebbe visto passare al 60% dal prossimo anno lo svincolo delle nuove assunzioni sia per gli enti locali che per le amministrazioni centrali, percentuali comunque teoriche, in particolare negli enti locali dato che possibilità di nuovi ingressi sono state di fatto congelate dall’esigenza di ricollocazione del personale in uscita dalle Province, e dal prolungamento dei tempi di avvio delle operazioni di mobilità.

La Pa statale, poi, dovrà tagliare del 10% il complesso della propria spesa di personale e i dirigenti pubblici vedranno inoltre la riduzione del 10% dei fondi per la retribuzione di risultato, e lo stesso trattamento è riservato alle spese per gli incarichi di collaborazione e alle indennità per gli uffici di diretta collaborazione dei ministeri. Una sforbiciata del 20%, invece, colpisce un lungo elenco di norme che finanziano i trattamenti accessori. Oltre ai fondi, poi, sono chiamati ad alleggerirsi anche gli organici, dai quali sarà cancellato il 50% dei posti vacanti.

Tagli interessano anche la scuola con una sforbiciata di 60 milioni per le supplenze brevi e altri due milioni l’anno, dal 2016 al 2018, per le supplenze nelle scuole all’estero. Qualche novità positiva solo per l’università che vedrà un concorso internazionale per titoli per professori, italiani e stranieri, e più risorse per i contratti destinati agli aspiranti medici in modo da garantire 6 mila posti l’anno nelle scuole di specializzazione. Per i docenti universitari potrebbero poi essere sbloccati, dopo quasi cinque anni, gli scatti delle retribuzioni legati alle carriere universitarie previsti dalla riforma Gelmini del 2010 e congelati. Lo sblocco degli stipendi ­che in media vale circa 250 euro netti l’anno ­non dovrebbe però includere gli arretrati.

C’è poi un piano per i ricercatori per i quali la manovra stanzia 55 milioni per il 2016 e 60 milioni a decorrere dal 2017 da inserire nel Fondo di finanziamento ordinario degli atenei (Ffo) per l’assunzione di mille ricercatori a tempo indeterminato, quelli previsti dalla riforma Gelmini e maggiormente costosi per le università per la possibilità degli assunti di salire sino all’ambito ruolo di professore associato. Per i ricercatori a tempo determinato la legge di Stabilità riporta invece il turn-over al 100% dal 60% previsto per il 2016. Una modifica che dovrebbe consentire agli atenei di assumere qualche centinaio di nuovi ricercatori. Da segnalare, infine, 50 milioni per finanziare le «chiamate dirette per elevato merito scientifico»: cioè 500 posti da ordinario o associato che saranno banditi a partire dal l’anno prossimo e che potranno andare a ricercatori o studiosi sia italiani che stranieri.

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