Taglio del 50% alla spesa tecnologica della PA: Governo e Parlamento ci mettono una pezza?

Fonte: Key4biz.it
Polemiche sul taglio di 2,5 miliardi alla spesa tecnologica della PA presente nella Legge di Stabilità. Governo e Parlamento al lavoro per eliminare la norma
di Paolo Anastasio

 

Governo e Parlamento sono già al lavoro per eliminare dal testo della Legge di Stabilità il taglio di 2,5 miliardi di euro, pari al 50%, alla spesa tecnologica riservata alla Pubblica Amministrazione per l’acquisto di dotazioni hitech nel triennio 2015-2017.

Il taglio è stato inserito (per errore?) all’articolo 29 del provvedimento appena approdato in Senato.

Sull’articolo in questione è aperta un’istruttoria per metterci una pezza e salvare la capacità di spesa (già ridotta all’osso) di ministeri, Comuni, Regioni, enti di ricerca e organizzazioni come l’Inps e l’Agenzia delle Entrate, quest’ultima chiamata ad un superlavoro di indagine basato sull’incrocio di dati informatici per combattere l’evasione fiscale.

Il comma 3 dell’articolo 29 verrà tolto di mezzo, in aula le cose cambieranno dicono i bene informati.

Anche perché la notizia del dimezzamento del budget di spesa è stata ferale per i fautori del digitale italiano, suscitando un vespaio di critiche, in primo luogo da parte del presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, incredulo di fronte al testo che in nome della spending review tagliava le gambe al settore chiave della ripresa.

Non sembra possa essere lo stesso Governo che nei mesi scorsi ha promosso il piano Crescita Digitale e la Strategia per la Banda Ultralarga e ora ordina alle Pa di tagliare del 50% la spesa in tecnologie informatiche”, ha detto Catania, secondo cui “è una visione incomprensibile quella che sta dietro a questa norma” in aperta contraddizione con gli impegni sull’innovazione presi dal Governo (vedi Strategia Italiana per la Banda Ultralarga e piano Crescita Digitale, con tutti i risvolti del faticoso processo di digitalizzazione di settori nevralgici come SanitàGiustizia, Turismo).

Ma com’è potuto succedere?

Nessuno lo sa, è un mistero. Di sicuro c’è che la decisione, se sarà mantenuta, rappresenta un boomerang per il Governo Renzi, che da sempre si professa grande fan del digitale.

Eppure il comma 3 dell’articolo 29 parla chiaro: “La procedura di cui ai commi 1 e 2 ha un obiettivo di risparmio di spesa annuale, a decorrere dall’anno 2016, del 50 per cento rispetto alla spesa annuale complessiva media del triennio 2013-2015 nel settore informatico”.

Se confermati, i tagli alla spesa creerebbero non pochi problemi anche a Consip, centrale acquisti della PA che gestisce i rapporti con i fornitori, che sarebbe costretta a promuovere gare al massimo ribasso per rispondere all’esigenza di dotazioni informatiche di enti pubblici senza soldi.

Il caso esplode tra l’altro a pochi giorni dal summit dei Digital Champions, l’evento  organizzato a Venaria il 21 novembre dal Digital Champion Riccardo Luna e fortemente voluto da Matteo Renzi per fare il punto sul primo anno di attività dei 1.587 Digital Champions locali, alle prese con la non semplice attività di evangelizzazione (a costo zero) dei comuni italiani. Il taglio della spesa della PA non sarebbe certo un bel viatico.

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