Un centro di ricerca sul cancro a Pavia

Fonte: La Provincia Pavese

Il progetto si prefigge di mettere in rete con l’ateneo il Cnao, il S. Matteo e la Maugeri: «Puntiamo a nuove terapie»

di Anna Ghezzi

PAVIA. Un centro di ricerca sul cancro che comprenda l’università e gli enti e le istituzioni che a Pavia si occupano di cancro. È uno dei piani strategici approvati dall’università di Pavia quest’estate e in corso di realizzazione. Sarà un consorzio tra Università, San Matteo, Cnao e Maugeri. L’obiettivo? Garantire le migliori cure, le più nuove, e resistere alla concorrenza dei poli milanesi che non solo attraggono pazienti ma soprattutto menti e ricercatori formati a Pavia.

«A Pavia non esiste un centro unico che si occupi di ricerca sul cancro – spiega il professor Mario Cazzola, responsabile del reparto di ematologia al San Matteo e al lavoro nel programma speciale di oncologia molecolare dell’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro – Esistono però molte strutture e laboratori che se ne occupano. Serve una rete che le unisca a livello di collaborazione e coordinamento dell’attività clinica e di ricerca». Attualmente Oncologia dipende dal dipartimento di Medicina interna, Ematologia dal dipartimento di medicina molecolare. Poi ci sono i laboratori di biologia molecolare, per esempio: un universo variegato che domani alle 11 si presenterà in aula del ’400 in occasione degli incontri con la ricerca di Airc, per fare il punto sulla ricerca sul cancro a Pavia perché, come dice il motto Airc, «soltanto uniti possiamo rendere il cancro più curabile».

«Facendo ricerca sulla genesi del cancro – spiega Cazzola – siamo in grado di ideare terapie per curare meglio i pazienti. I progressi più importanti negli ultimi anni sono stati realizzati nei centri di ricerca sul cancro di grandi ospedali e grandi università, strutture nelle quali la vicinanza tra biologi, fisici e clinici ha consentito di generare nuove ipotesi, fare nuove osservazioni e ottenere risultati inattesi». I referenti del centro di ricerca sono Mario Cazzola, Ermanno Gherardi (professore di patologia generale al dipartimento di Medicina molecolare), Andrea Ottolenghi (professore di Fisica medica e radiobiologia e Luca Vanzago, professore di filosofia Teoretica, quattro gli obiettivi: sviluppare la ricerca finalizzata a migliorare le cure del cancro, lo sviluppo di farmaci intelligenti, formare studiosi di cancro e attività di prevenzione e raccolta fondi per la ricerca. Per far collaborare due giganti come San Matteo e Università sarà costituito un consorzio, dotato di una sua governance, per organizzare le varie attività e mettere in comune le risorse necessarie. La sede non c’è ancora, ma sono in corso i colloqui preparatori al consorzio e l’università ha distaccato al centro alcune unità di personale.

«I tumori – spiega Cazzola – sono causati da mutazioni genetiche somatiche, ovvero dal verificarsi, nel corso della vita, di anomalie nella sequenza del Dna di uno o più geni. Il numero di mutazioni cresce con la vecchiaia. La definizione di queste anomalie è uno degli approcci più diretti per capire la biologia dei tumori e sviluppare strategie terapeutiche efficaci». Il suo gruppo di ricerca specializzato in medicina di precisione negli ultimi 5 anni ha ricevuto dall’Airc 1 milione e 380mila euro proprio per lo studio delle basi molecolari delle neoplasie mieloproliferative (tumori del sangue). «Si tratta di un finanziamento fondamentale – spiega Cazzola – per pagare 30 giovani ricercatori, biologi molecolari, bionformatici esperti

di statistica e ematologi, ma anche strumenti necessari alla ricerca, reagenti e materiali di consumo, una quota serve a garantire l’accesso aperto alle nostre pubblicazioni scientifiche in modo che le conoscenze si diffondano e si arrivi prima a cure efficaci».

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