“Prof scomodi? Ora noi presidi abbiamo mano libera”

Fonte: Repubblica Scuola

Una serie di slide della Associazione presidi per i propri iscritti, una frase sulle possibilità punitive che aprirebbe la legge sulla Buona Scuola rispetto ai “docenti contrastivi”. Ed è polemica

di CINZIA GUBBINI e SALVO INTRAVAIA

"Prof scomodi? Ora noi presidi abbiamo mano libera"
La Buona scuola consente ai dirigenti scolastici di “non “avere le mani legate rispetto a docenti contrastivi”. E scoppia il putiferio. Una serie di slide di presentazione dell’Associazione nazionale presidi  –  relativa al Piano triennale dell’offerta formativa  –  per i propri iscritti rischia di accendere, anche a scuola chiuse, le polemiche sui presidi-sceriffi. I primi a denunciare il pericolo di una “deriva” autoritaria all’interno delle scuole italiane sono stati quelli del Psp, i Partigiani della scuola pubblica. Ma chi sono i docenti “contrastivi”? e qual è l’opposto del docente “contrastivo” secondo l’Anp, quello collaborativo? E come possono procedere i capi d’istituto nei confronti di tali insegnanti?

“E’ aberrante  –  secondo il Psp  –  l’ostilità che si vuole creare fra le parti interessate: corpo docente e dirigenza. La frase riportata riferita ‘all’organico del personale’ mette in luce il disegno arrogante e antidemocratico di chi ha costruito questa riforma e di chi sta formando i dirigenti scolastici. Esprimiamo tutta la nostra indignazione e preoccupazione per le sorti della Scuola Pubblica, che si vuole programmata alla creazione di individui seriali, acritici, ‘utili’ al sistema. Per fare questo serviranno educatori seriali e acritici e che non ‘contrastinò le volontà di presidi e governo. Ciò rappresenta la conferma che questa legge calpesta diritti costituzionali quali la libertà di insegnamento e la libertà di pensiero”.

Nelle stesse slide dell’Associazione dei Presidi c’è un altro ‘consiglio’ che non piace al sindacato Uil Scuola. Si legge infatti che nella preparazione del piano dell’offerta triennale vale – tra le altre cose – “il principio dei Marines: don’t ask don’t tell (non chiedere, non dire)”. È’ il motto con cui negli Stati Uniti è stata indicata la politica di esclusione degli omosessuali dell’esercito: i gay potevano arruolarsi a patto di non farsi ‘riconoscere’. Un riferimento infelice che per Pino Turi, segretario della Uil scuola, però non è casuale: “È un linguaggio da caserma che illustra benissimo i pericoli di questa riforma: ci hanno accusato di fare il processo alle intenzioni, ma questi sono fatti. Stiamo attenti, perché se non si dà peso a queste chiare intenzioni dei dirigenti la scuola non svolgerà più la sua funzione sociale ”

In effetti, stando alle prime testimonianze degli insegnanti alle prese con la Buona scuola, l’atteggiamento autoritario di tanti dirigenti scolastici, dopo l’entrata in vigore della legge 107, da settembre sarebbe aumentato. Nonostante contratto degli insegnanti e organi collegiali non siano stati toccati. In altre parole, da settembre, nelle scuole si respirerebbe un’aria piuttosto pesante che demotiva i docenti.

E contro l’interpretazione dell’Anp scende in campo anche la Uil scuola. “Quel che temevamo come peggiore tra le ipotesi, è accaduto”, dichiara Pino Turi. “Ci domandiamo chi sono questi docenti contrastivi”, sottolinea Turi, segretario generale della Uil Scuola: “Quelli che  –  ipotizza  –  non condividono un pensiero, quelli che non condividono un metodo, quelli che non seguono le mode, quelli che non si adattano? Quelli che non vogliono capire i desideri degli alunni o dei genitori, quelli che agiscono secondo coscienza e insegnano con approccio e spirito laico, opponendo le loro tesi in antitesi con quelle delle altre, quelli che contrastano promozioni facili, quelli che ritengono che vada insegnata la teoria evolutiva della specie, piuttosto che il creazionismo, quelli che hanno credenze religiose, idee politiche o sessuali diverse?”. “La scuola è luogo di libertà e pensiero critico”.

“E i docenti di cui ha bisogno la nostra scuola sono proprio quelli che per tradizione e cultura hanno sempre adottato un metodo di insegnamento non dogmatico, comparativo, creando attraverso il dubbio spirito critico ed autonomia di pensiero. Distintivi appunto. Quelli che insegnano come pensare. Non cosa pensare”. “Lo scenario che si profila  –  conclude Turi  –  è quello delle scuole di tendenza. Si avvera il monito di Pietro Calamandrei  –  “la scuola pubblica è espressione di unità,

di coesione, di uguaglianza civica. Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali” che nel ’45 prefigurava una sciagura del genere: quando la scuola diventa scuola di partito, si affossa la scuola pubblica e si apre alla scuola privata”.

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