Human Technopole, la scienza all’Expo e la favola del pifferaio

Fonte: La Repubblica

Mentre il presidente del Consiglio pensa al centro da un miliardo e mezzo a Milano, affidato  a una fondazione di diritto privato, migliaia di studiosi restano destinati a contendersi fondi insufficienti per i loro progetti

di ELENA CATTANEO

QUELLA di Human Technopole è una sfida complicata e difficile, ma ciò che sta accadendo è che dopo anni di ambizioni al ribasso la possibilità di avere il meglio viene finalmente messa in cantiere”. Queste parole non sono state dette ad Hamelin dal pifferaio magico. Le ha pronunciate ieri a Milano il Presidente del Consiglio, presentando il progetto a suo dire “petaloso” per fare dell’ex area Expo un centro di ricerca di rilevanza mondiale. Progetto per il quale si investiranno un miliardo e mezzo di euro nei prossimi dieci anni. Risorse pubbliche, di tutti. La narrazione del premier in tema di politiche sulla ricerca fa sorgere il dubbio di essere spettatori della famosa favola dei fratelli Grimm.

Investire in innovazione e ricerca significa, nel mondo liberaldemocratico, dare spazio al confronto tra idee, per poi selezionare le migliori a beneficio di tutti. Per farlo, prima ancora di scegliere su cosa e chi puntare le risorse, servono una programmazione e una valutazione terza, competente e indipendente delle proposte. Questa è politica per la ricerca. Il resto è un grande spot fondato sull’improvvisazione. Che alla politica interessi e percepisca il valore di investire in ricerca in Italia è una favola a cui non crede più nessuno. Non è però questo il problema più grave. Peggio sono l’inaffidabilità, l’intermittenza, “la dispersione e la frammentazione” (cito il ministro Giannini) di quanto viene stanziato, i metodi di erogazione, cioè le procedure opache e con obiettivi vaghi di assegnazione dei finanziamenti, le valutazioni in itinere ed ex-post praticamente assenti. Il tutto condito da preoccupante approssimazione politica. La stessa con cui si passa, indifferentemente, dalle public calls (i bandi pubblici) alle phone calls (le assegnazioni via telefono), o ai fondi top-down , assegnati dal decisore politico direttamente al beneficiario. E alla comunità scientifica che punta sulle idee anziché sulle relazioni privilegiate restano i bandi Prin, Firb e briciole varie.

I bandi per i Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) sono stati sbloccati lo scorso dicembre dopo tre anni di stallo, coprono tutte le aree del sapere con solo 92 milioni di euro per progetti di durata triennale. Oltre 4.400 quelli presentati. Dai revisori reclutati dai ministeri si ricevono tre righe di commento, spesso in contraddizione tra loro. Un abisso rispetto alle accurate valutazioni, ad esempio, delle revisioni dei bandi Telethon. Con i Prin 2015, poi, scopriamo che si può proporre il progetto anche in italiano. Scelta insensata per le discipline scientifiche, trattandosi di ricerche il cui valore si giudica su scala internazionale.

I vincitori dei Prin otterranno in media fondi per pagare la ricerca di un solo giovane ricercatore. Stop. Con queste risorse irrisorie i ricercatori lavorano per ottenere dati necessari per essere competitivi nei bandi europei. Si spiega così perché riportiamo a casa solo 8 dei 13 miliardi che diamo all’Europa. Al fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica del Miur sono stati destinati 58,8 milioni di euro nel 2016, con una riduzione di circa due milioni ogni anno fino al 2018. Con questa quota il Miur finanzierà sia i Prin sia il Fondo per gli investimenti della ricerca di base (Firb). Quindi a voler essere ottimisti, se un altro bando ci sarà, sarà al ribasso.

La legge di Stabilità 2016 ha tolto al Miur anche i fondi destinati a iniziative per la diffusione della cultura scientifica. Erano circa 10 milioni (ossia 20 volte meno rispetto ad altri paesi europei) ma nei prossimi tre anni si ridurranno ulteriormente del 40%. Scelta non proprio lungimirante visto il tasso di alfabetizzazione scientifica del Paese. È di poche settimane fa, poi, l’assegnazione di 21 milioni di euro al Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, per il Piano triennale di ricerca agricola (il piccolo Lussemburgo investe nove volte di più), senza alcun bando pubblico per l’utilizzo di questi fondi. Non solo si taglia ma si è schizofrenici nell’erogazione: ai bandi Prin non possono accedere direttamente studiosi del Cnr, ai bandi del ministero della Salute per gli Irccs non possono applicare i ricercatori universitari, poi ci sono i bandi Cnr per il solo Cnr, etc. Eppure gli obiettivi di ricerca spesso sono gli stessi.

E mentre la ricerca agonizza, spunta lo Human Technopole. Il presidente del Consiglio lo ha tirato fuori dal cilindro mesi fa definendolo “centro di ricerca mondiale su sicurezza alimentare, qualità della vita, ambiente” e affidandone (alla cieca) la gestione all’Istituto italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, fondazione di diritto privato. Per cui, mentre i ricercatori pubblici nemmeno sanno se esisterà un bando Prin 2016, un ente di diritto privato avrà garantiti 150 milioni di euro all’anno per dieci anni (ma allora le risorse ci sono!). Lo stesso a cui sono erogati da anni (sono già oltre 10) 100 milioni all’anno. Preziose risorse pubbliche che vengono stanziate dal governo di turno “senza accorgersi” che in buona parte sono accantonate in un tesoretto (legale ma illogico) che oggi ammonterebbe a 430 milioni. Risorse pubbliche per la ricerca “dormienti” depositati presso un fondo privato. Il progetto sul post-Expo è l’esempio più emblematico, tra i tanti possibili, delle distorsioni per fini politici, dell’improvvisazione e di come non si dovrebbero gestire i fondi pubblici per la ricerca. Un finanziamento top-down che crea una nuova corte dei miracoli (a prescindere che si chiami Iit) presso la quale c’è già chi si è messo a tavola.

L’Iit dice che non farà tutto da solo. Recluterà, con i soldi pubblici, ricerche (cioè idee) di altre istituzioni. Deciderà a chi e come distribuire i finanziamenti. Quali spazi assegnare e a chi. In altre parole l’Iit riceve e ri-eroga fondi pubblici, come un’Agenzia di finanziamento, come già in diversi casi succede ora (basta leggere i dati pubblici), quando ogni studioso avrebbe il pieno diritto di accedere ai fondi direttamente alla fonte pubblica, con l’idea di cui è depositario, senza pagare pegno al Re Mida di turno. Le collaborazioni tra idee e gruppi sono abituali nella scienza e si sanciscono “alla pari” senza svendere le proprie idee a intermediari dell’erogatore pubblico.

Dieci anni fa il Gruppo 2003, gli scienziati italiani più citati al mondo, proponeva la nascita di una “Agenzia nazionale della ricerca”. Da allora la discussione sull’Agenzia langue. Per escogitare Human Technopole è bastata l’ispirazione estemporanea di un giorno. Per pianificare l’investimento decennale di un miliardo e mezzo di risorse pubbliche è bastata l’urgenza di mettere una “toppa glamour” al dopo Expo. Servirebbe, invece, mettere un limite all’arbitrio della politica, che dovrebbe solo scegliere gli obiettivi da perseguire. Si lasci alla libera e meritocratica competizione tra idee la selezione dei mezzi migliori per raggiungerli. La comunità scientifica ha finito con l’appellarsi all’Europa con la petizione pubblica “Salviamo la ricerca italiana” per superare una condizione di pura sussistenza e assurdità. Mai come ora si sente il peso della propaganda politica, della spettacolarizzazione che tutto divora, compresa la speranza dei più giovani.

Elena Cattaneo è docente all’Università Statale di Milano e senatore a vita

Un pensiero su “Human Technopole, la scienza all’Expo e la favola del pifferaio

  1. Caro Professore Harari e Caro Prof.Giavazzi,la scienza di base al Post Expo è pagata da noi con tasse e dall’industria, e se non mettiamo in funzione l’industria digitale 4.0, perdiamo altri 800.000 posti e Lei i suoi sogni in ricerca se li dimentica.First industria 4.0,tanto digitale,tanta ricerca ma applicata e per quella di base i progetti migliori ma non li giudica Lei,li deve giudicare il mondo

    “L’occupazione è la priorità del mio governo”

    target + jobs :4 milioni di posti al 2020
    800.000 posti in 20 poli regionali di competività
    100.000 posti giovani in aggregazione utilities
    500.000 posti filiera mare e agricoltura
    3.600.000 posti industria e PA digitale 4.0
    investimenti in 10 anni:
    80 miliardi
    di cui 40 miliardi Bei- Piano Juncker

    -Oggi il Corsera pubblica un articolo di Sergio Harari, a cui cambierei il titolo: “First impresa 4.0″.”Poi Post Expo ma industria 4.0 digitale e poi scienza applicata ed infine scienza di base”.Se non facciamo impresa, i soldi della scienza diminuiranno a meno dell’1% del pil.Poi dobbiamo imparare a fare scienza applicata che manca completamente nel Progetto Post Expo perchè il suo Rettore Vago non la sa fare.Se Renzi si e’ rivolto allo IIT la ragione è che con la Fondazione Mach di Trento,Polito e Pisa in ricerca di base sono piu’ avanti di Vago che è un Rettore specializzato in speculazioni Immobiliari per di piu’ care come il fuoco.Se un Rettore ed in Italia ce ne sono 68 non digitali vuole rifarsi il suo Campus, aumenti le tasse universitarie,sfrutti il crowfunding,si venda brevetti universitari se ne ha.Al Post Expo servono 15 grattacieli per 60.000 persone dove invito il mondo e non solo Unimi, ad aprire labs-incubators-fabbriche digitali o smart factory,ma Vago se vuole un Campus nuovo a Città Studi,glielo costruisco per 15.000 studenti sempre a Città Studi con 4 grattacieli che mi costano 150 milioni in totale e non i 650-1500 milioni preventivati da Lui che sono uno spreco da archistar.Se andassi a Presiedere il nuovo Gruppo Ilva,ma metteranno Scaroni, li regalerei direttamente al Rettore per far vedere come si abbassano i costi di progettazione e realizzazione con realtà virtuale applicata alle costruzioni di acciaio pulito e dimostrare cosa è la ricerca applicata che serve veramente all’industria e sanità.Oggi come fai a progettare in sanità pubblica senza digitale e realtà virtuale o avanzata?

    Application VR clean steel production
    ​-caro prof.Harari Lei è il simbolo vivente della lotta allo smog a Milano,del fatto che l’Italia che spara grosso ed il Ministro Giannini che si riempono la bocca su ottimi risultati di ricerca internazionale tipo onde gravitazionali, ma con ricercatori che si fanno il mazzo all’estero e vengono pagati con soldi esteri e non italiani(come sa su 30,ben 17 italiani sono emigrati ed hanno continuato solo con fondi esteri),ha raccolto ben poco.Dopo il Nobel di Natta,un disastro cofermato da Unimi quando cercai il miglior chimico che non hanno piu’. Lei stesso che da anni parla di smog sul Corsera,ha risolto ben poco.Io che non sono un prof.stimato mondialmente come Lei ,annuso e so comprare tecnologia dai migliori.Le dico che il grafene per l’industria oggi lo compriamo non all’IIT di Cingolani ma in Cina,i robots da 30 fornitori asiatici e non da IIT,i droni anche per agricoltura e allevamenti in mare li compriamo all’estero e non da Finmeccanica.Poi se parliamo del suo argomento da scienziato. lo smog,almeno io ho detto come si fa a ridurlo dello 80% a Milano ed ho compilato su indicazioni rigorose dell’Epa USA un manualetto da distribuire in ogni scuola ma figurarsi se Unimi lo vuole divulgare,dato che predilige solo ricerche senza alcuna applicazione concreta in smog.

    Come combattere lo smog
    ​​
    Piano Antismog NORD ITALIA

    -il corsera deve capire che l’occupazione in Italia si crea solo investendo e siamo sotto di 300 miliardi di investimenti e ci vogliono 20 effettivi poli di competività industriale-agricola in ogni regione che irradiano l’industria digitale 4.0 con 5G e VR in ogni azienda,casa,ufficio.L’occupazione si crea solo investendo e riconvertendo industrie decotte.Il Ministro Francese dell’Industria Macron che vale per acume 10 Guidi,dice io non faccio il Ministro Industria per soccorrere industrie in crisi(che la vecchia concezione Mise crisis hospital),ma sono qui per sviluppare industria 4.0 e semplificare la costituzione di nuove industrie e settori ed allora via l’energia fossile,via le trivellazioni,grande sviluppo filiera mare ed agricola.Poi non è vero perchè EDF mette 5 miliardi in Areva dopo il flop dei reattori EPR,quelli che voleva Scaiola e noi dicemmo se era pazzo da 9 miliardi l’uno.Lo sa che i francesi hanno un piano maiali,un piano capre e pecore ed un grande piano zafferano con i robots agricoli quelli che Cingolani progetta ma poi li compri all’estero per l’uso.Noi abbiamo il miglior zafferano,inventammo il risotto che tutto il mondo copia ma il 90% dello zafferano è importato e per trovare quello di Navelli ti devi far raccomandareDopo 10 anni che lo dico la liguria semina bulbi safran presi in Francia)
    -Il corsera di oggi 26.2.16 continua a proporci soluzioni industriali errate che gli italiani non condividono e che delineano solo le lobbies che il Corsera si ostina a difendere per contratti pubblicitari ed una vecchia visione industriale che Corsera confonde con trading,cioe’ importazione energetiche e domani acciaio.
    -sul caso ILVA parla di cordata intorno a CDP che è logica dato che nessuno dei siderurgici italiani e stranieri ha i soldi per comprarsi l’Ilva.Dice anche che la cordata deve essere guidata da Scaroni che è uno che sta facendo andare male l’Eni per scelte sbagliate tipo non entrare in chimica verde ed ora vendere Versalis in perdita.Questo manager ora è riproposto a capo Ilva e magari copiando il mio progetto con Versalis ceduta gratis dentro.Ricordo ai lettori che ieri lo stesso Corsera pubblicava un francobollo in cui si diceva che proseguiva l’indagine in Procura Milano contro Scaroni e dato che ho letto le carte su siti americani,posso dire che difficilmente Scaroni puo’ passare indenne in questa storia.Dopo come si puo’ affidare una riconversione seria ad uno che fece contro gli italiani un contratto take or pay da 30 miliardi annui per 30 anni con Putin che per anni ha fatto perdere miliardi all’Eni dato che non ritirava il gas previsto dal contratto e che Putin rivendeva ai cinesi guadagnando 2 volte.Poi L’eni con Descalzi ha rinegoziato il contratto russo ma gli italiani non ne sanno i termini che sono segreti e difatti la Commissione Europea Energia vuole conoscere i dettagli che Eni e Governo non vogliono dare perchè impegnare gli italiani in energia per 900 miliardi in 30 anni è stato il piu’ grosso errore di Berlusconi e del Mise.Perseguono nell’errore con il TAP e le inutili trivellazioni.
    -la cessione dell’Ilva non è un problema che devono decidere dei commercialisti ma il Governo che tramite CDP costituirà una cordata di società interessate allo sviluppo acciaio pulito con VR o realtà virtuale,escludendo tedeschi e russi-cinesi che vogliono smantellarla per vendere in dumping il loro acciaio di qualità inferiore.Poi non vanno messi troppi commercianti ma dei produttori con valore aggiunto come Arvedi,escludendo Marcegaglia che è solo un rifinitore di acciaio modesto e poi si aprirebbe il conflitto di interessi dato che il duo Marcegaglia-Scaroni in Confindustria ci è costato 800.000 posti in meno per mancata decarbonizzazione e digitalizzazione anche energetica.
    -parliamo del Post Expo che per il Corsera è una visione sbagliata del Campus inutile di Vago con Università naftalina
    e lo IIT di Cingolani
    -nell’intervista di oggi sul Corsera Cingolani difende IIT ma viene anche criticato da Elena Cattaneo perchè una cosa è la ricerca di base che tutto il mondo fa e Cingolani è bravo a farsi dare tanti soldi per poca occupazione(2000 posti a regime) ma dov’è l’industria 4.0 che poi è quella che il pane o le tasse per mantenere Cingoani,IIt e suoi ricercatori.Se leggete bene l’intervista a Cingolani si da la zappa sui piedi:
    -spende 100 milioni annui che in 10 anni superano 1 miliardo con 1400 persone
    -ha 360 brevetti e 12 start up che sono ben misera cosa spendendendo tanto
    -mi dice che è bravo in robotica,nanotecnologia,neuroscienze ma poi non sa industrializzare i brevetti perchè in robotica ci sono 50 aziende mondiali che ci fanno i soldi e tanti ed io compro da queste e non IIT,nanotecnologia mi permetta sono 5 anni che dico che non abbiamo fabbriche e nemmeno sul grafene non produciamo dissalatori al grafene che per IIT è una bellinata tra genovesi.Poi mi sfida sugli algoritmi perchè da 10 anni dico che non si sanno insegnare in Università ed ora se ne accorge Cingolani.
    -industria 4.0,realtà virtuale,5G,intelligenza artificiale:la sfida vera industriale sta in questa parole che vanno coniugate con decarbonizzazione e digitalizzazione che doveva partire 6 anni fa e fu impedita dal duo Marcegaglia-Scaroni in Confindustria,tanto che Marchionne ando’ via perchè non condivideva il progetto di industria obsoleta,assistita dallo Stato con energia stracara del duo Marcegaglia -Scaroni.
    nte ing.Rocca di Assolombarda,nella sua intervista al Corsera(25.02.16) cita la sfida mondiale che tiene insieme università e imprese ma certamente lei si riferisce agli Usa,all’Asia,alla Germania,alla Francia che Lei conosce benissimo.Se si riferisce invece alle 68 Università classiche italiane su 70(salvo solo Polimi e Polito),le posso dire che siamo in forte ritardo e non bastano i centri di ricerca di genetica medica,neurogenetica,agri e nutrizione genetica,big data scienze,analisi computazionale,analisi statistiche e strumenti matematici,nanoscienze e tecnologia.Come vede 5 sono di ricerca base e solo 2 di ricerca applicata ad industria(nanocompositi) e agricoltura(agri e nutrizione genetica).Vedo che nella sua intervista,un po’ generica, non cita piu’ l’osceno progetto di Vago di spostare 15.000 studenti da città studi dove stanno benissimo e coccolati dai residenti, a Rho dove nel progetto Vago-INFN non trovano industria digitale 4.0,realtà virtuale,intelligenza artificiale ,ma trovano vecchi corsi di analisi statistiche e strumenti matematici dove non si insegnano le applicazioni algoritmi vitali oggi nel mondo digitale e realtà virtuale.Lei si trova a combattere con vecchi schemi dei Rettori petalosi(che si inventano le parole di ricerca)e degli stessi Istituti che poi si dividono la torta del CNR.Per lei è concepibile che il Presidente INFN mi tiri la volata a Sogin per costruire un sito di rifiuti nucleari inutili quando esiste il plasma?E poi ci contrasta sui reattori LFR di IV generazione.Sogin se non l’ha capito e’ da rivoltare come un guanto.Ma parliamo di acciaio che è il suo pane quotidiano.Lei sa che io ho redatto un Progetto Ilva di aggregazione utilities statali,ma questo progetto sta in piedi se applico ad Ilva solo acciaio pulito, concetti di realtà virtuale che ho scritto nel mio Report,che tutto il mondo dell’acciaio avanzato sa usare eccetto in Italia.I tedeschi ne fanno un mito e sarebbero ben felici di mettere la Morselli o Scaroni a chiudere tutto.Insomma voglio che l’Ilva del futuro entri nelle grandi infrastrutture acciaio dalla porta della realtà virtuale che non insegnano purtroppo all’Università di Vago dove non si insegna nemmeno realtà virtuale in medicina che dovrebbe essere il pane quotidiano di un Vago Rettore digitalizzato.Lei lo sa che applicando nella progettazione infrastrutture sostenibili la VR, si risparmia min 40% e massimo 5 volte in meno come risulta da miei studi sulle infrastrutture nel sud.Se Lei legge il mio progetto Post Expo, vede che costruisco 15 grattacieli per 450 milioni in 2 anni per 60.000 persone dove mettere dentro il mondo che vuol venire a Milano.Altro, che inutile Campus al Post Expo che odora di naftalina universitaria senza 4.0,VR e 5G.Poi se il Governo me lo chiede a Città Studi darei a Vago-Rettore 4 grattacieli l’uno da 4.000 studenti per un totale di 16.000 studenti, al costo di 150 milioni e non 650 milioni-1500 milioni preventivato da Vago con le sue inutili archistar.Se mi danno l’Ilva in mano li faccio costruire da Ilva e non come Assolombarda che finanzia la mensa a Rho per 15.000 che ,direi, è un contributo ridicolo alla portata di Pellegrini.Su industria 4.0 ho visto in questi giorni dei Corsi penosi organizzati da tutti CC,banche,Associazioni,….ma stranamente in questi Corsi malfatti è carente o manca completamente l’energia digitale e la VR.Allora ho riscritto il Corso che faccio sempre ai miei clienti su industria 4.0,5G e VR e lo metto a disposizione di ogni Confindustria territoriale e di settore.

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