Giannini: «L’Agenzia non è la risposta giusta per rilanciare la ricerca, a giorni il Pnr»

Fonte: Scuola 24

di Mar.B.

Il ministro Giannini boccia l’idea di un’Agenzia per la ricerca. E promette che, dopo tanti annunci, questa sarà la volta buona per il lancio del nuovo Piano nazionale della ricerca che sarà presentato «a giorni» mettendo subito sul piatto 2,5 miliardi.

Il ministro: no all’Agenzia
Per la Giannini è «difficile dire che un sistema possa essere più efficiente perché c’è una nuova struttura, con nuovi presidenti, con nuovo Cda, che da Roma riesca a governare il territorio». «Il resto del mondo va in un’altra direzione, però open mind: basta avere idee chiare e sapere dove vogliamo andare», aggiunge il ministro che ieri ha risposto così alla proposta del neo presidente di Assobiotec Riccardo Palmisano, di una nuova agenzia per la ricerca che possa aiutare a trasformare studi e innovazioni in brevetti, aziende e lavoro. Una proposta rilanciata nelle scorse settimane anche da molti ricercatori. «Con un’agenzia per la ricerca ci provò nel 2008 Letizia Moratti e il progetto morì in culla, anzi nel passeggino. Dopo sei mesi non diede risposta al quesito, che poi non è chi governa cosa – spiega Giannini a margine dell’assemblea Assobiotec – ma quali sono gli obiettivi strategici per avere una ricerca competitiva e gli strumenti per governarla. Nel 2004 furono creati 11 distretti tecnologici, oggi sono 1200. Noi con il Piano nazionale della ricerca vogliamo ricondurre questo ad un cluster tecnologico dove si può fare trasferimento tra ricerca e aziende».

«A giorni» il Piano nazionale
Proprio il Piano nazionale della ricerca sarebbe finalmente, dopo tanti annunci e troppi slittamenti, in dirittura d’arrivo. Il Pnr «sarà presentato a giorni» e si concentrerà su alcuni temi prioritari, fra i quali lo spazio, la biomedicina e l’agricoltura. «Saranno – ha aggiunto – le tessere di un puzzle che ricomporrà l’unità della ricerca nel Paese» e che va nella direzione della «volontà politica di rimettere la ricerca e l’istruzione superiore al centro dell’agenda politica». Una prima risposta, secondo la Giannini, all’aumento di fondi chiesto dalla petizione che chiede di portare al 3% del Pil i fondi per la ricerca, lanciata nei giorni scorsi dal fisico Giorgio Parisi e che finora ha raccolto quasi 55mila firme. «Appartengo alla comunità accademica e per questo non potrei non sottoscrivere la petizione», ha detto Giannini. «Dobbiamo fare nostro l’appello – ha aggiunto – abbinando alle maggiori risorse la qualità della spesa sulla base della selezione di obiettivi». La petizione nel frattempo continua a guadagnare spazi su riviste scientifiche internazionali come Nature e Science. Gli investimenti, secondo il ministro, vanno fatti «soprattutto a livello universitario, dove si fa il 75% della ricerca» e serve anche una maggiore partecipazione dei privati alla spesa per la ricerca, oggi pari allo 0,6% contro l’1,2 del finanziamento pubblico.

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