Lettera precari INAF alla ministra Giannini

Gentile Ministra Giannini,

Siamo lieti di apprendere la notizia del reclutamento straordinario di ricercatori negli enti pubblici di ricerca.
Non possiamo però accettare che venga considerata una priorità l’assunzione di giovani ricercatori, definiti come coloro che hanno ottenuto un PhD da non più di 5 anni.

Come abbiamo avuto modo di portare alla vostra attenzione in molte occasioni, il problema di una mancanza di un piano di reclutamento e il blocco del turn-over che dura oramai da anni ha portato il nostro Ente ad avere l’emergenza opposta: un esercito di precari altamente qualificati, altamente produttivi e stabilmente necessari all’Ente stesso, che però oramai giovani non lo sono più.

La scelta del governo di dedicare un numero notevole di posizioni a giovani meritevoli, a discapito di quanti sono stati giovani meritevoli, ma non hanno avuto un’ occasione di ingresso stabile nell’Ente a causa di mancanza di concorsi, beh, ci pare quantomeno discutibile.

Noi siamo ricercatori con la più disparata esperienza professionale. Chi di noi è qui da molto tempo ha attivamente contribuito all’eccellenza di questo ente, riconosciuto anche in contesto internazionale.

Da anni chiediamo un piano straordinario di assunzioni finalizzato a sanare per quanto possibile questa situazione di precariato cronico, comune negli EPR. Da anni chiediamo anche la formulazione di un percorso strutturato che possa permettere di pianificare a lungo termine le assunzioni dei ricercatori.
Quella da voi proposta non rappresenta né una risposta a queste due richieste né una soluzione efficace ai problemi del personale dell’Ente.

I Precari dell’Istituto Nazionale di AstroFisica

Un pensiero su “Lettera precari INAF alla ministra Giannini

  1. Condivido in pieno la considerazione che privilegiare “giovani ricercatori”, intesi come persone che hanno meno di 5 (ma almeno 3) anni di esperienza post PhD, sia assurdo in una situazione in cui chi riesce ad avere un posto di anni di esperienza ne ha in media 15. E perfettamente d’accordo sulla necessità di un piano strutturato di assunzioni, che dia un quadro certo ai giovani ricercatori e permetta loro di orientarsi.

    Ma c’è un problema di fondo. Questo quadro non c’è e non si vede, e questo ha incoraggiato speranze assurde basate sull’estemporaneità dei singoli concorsi. Guardiamo i numeri. Anche con queste assunzioni, più il turnover “normale” dell’ultimo triennio, si assumerà l’8% dei precari dell’INAF. Che tradotto significa che, assumendo che solo un precario su 2 venga assunto, ci vorrebbero in media 19 anni di precariato per sperare in un posto. Con l’ipotesi fantascientifica di un’ondata di assunzioni straordinarie come questa ogni 3 anni.

    Questa situazione va avanti da almeno 15 anni, e va peggiorando. Onestamente penso che occorra fare una riflessione seria. Questo Stato vuole investire nella ricerca di base? Evidentemente no. E allora è inutile, dannoso, illudere delle persone valide, capaci, motivate con il miraggio di un posto. Occorre smettere di prendere precari. Ed incoraggiare il più possibile quelli che ci sono a cercare un lavoro altrove (direi all’estero, se vogliono continuare a fare ricerca). Occorre riportare il numero di precari a quanto si può ragionevolmente sperare di assumere, con i 5 posti l’anno che vengono banditi. Ridurre le linee di ricerca, concentrarsi su pochi argomenti, e lasciar perdere il resto. Tanto quando la gente della mia generazione, quelli che hanno avuto la fortuna di vivere in un momento in cui le assunzioni erano “normali”, andrà in pensione, le linee di ricerca che portiamo avanti moriranno con noi.

    Oppure dire chiaramente a queste persone: non cercate neppure di “stabilizzarvi”, se vi sta bene essere precari a vita (o per qualche anno prima di cambiare mestiere) questo è quanto possiamo offrirvi. NESSUNO, MAI, farà una sanatoria che non sia un’ennesima lotteria, per pochi fortunati che si sono trovati al posto giusto e al momento giusto.

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