Enti di ricerca liberati dai vincoli della Pa

Fonte: Il Sole 24 Ore

Marzio Bartoloni 10 aprile 2016

Assumere un ricercatore al Cnr, all’Agenzia spaziale all’Istat o all’Enea sarà più facile: non bisognerà più aspettare che si liberi una casella nella pianta organica, ma un ente di ricerca potrà farlo se ha le risorse a disposizione (entro però l’80% del proprio bilancio). È questa una delle misure più importanti contenute nella bozza di decreto legislativo che attua la riforma della Pa e atteso in consiglio dei ministri nelle prossime settimane.

Il decreto – a cui stanno lavorando il Miur e la Funzione pubblica – rivoluziona anche le procedure di reclutamento di ricercatori e tecnologi ispirandosi a quelle previste negli atenei (la cosiddetta tenure track): dopo una assunzione a tempo determinato che avrà una durata massima di sei anni (tre anni, rinnovabili)il ricercatore o tecnologo sarà, previa valutazione, definitivamente assunto. La bozza di Dlgs istituisce anche un ruolo unico per le due figure con due fasce funzionali (dirigente e primo ricercatore e tecnologo), abolendo dunque l’attuale terza fascia.

La riforma – che riguarda tutti e venti gli enti di ricerca italiani vigilati dal Miur e anche dagli altri ministeri – prevede negli oltre 20 articoli di cui è composto il testo altre misure che tolgono diversi paletti e vincoli alle attività di ricerca poco assimilabili a quelle delle altre Pa. In particolare vengono introdotte diverse semplificazioni per rendere più facile la vita dei ricercatori: dai rimborsi per le spese di missione (che non seguiranno più le regole degli altri dipendenti della Pa, ma saranno autoregolate dagli enti di ricerca in base ad alcuni criteri stabiliti dal Dlgs) ai contratti di appalto e forniture conclusi tra enti, fondazioni, società e consorzi «a totale partecipazione pubblica istituiti per esclusivi scopi di ricerca» che non dovranno rispettare le norme del nuovo codice degli appalti. Meno vincoli anche per gli acquisti di beni e servizi e per le spese di manutenzione degli immobili delle infrastrutture di ricerca a cui «non si applicano – avverte la bozza di Dlgs – le norme di contenimento della spesa pubblica». Niente più controllo preventivo, poi, da parte della Corte dei conti sugli incarichi individuali assegnati dagli enti di ricerca con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa. Il decreto inoltre prevede misure per favorire la mobilità dei ricercatori e la portabilità dei progetti di ricerca – due aspetti cruciali per la carriera dei nostri cervelli – favorendo tra l’altro la possibilità di ricorrere al congedo per motivi di studio e di ricerca scientifica «allo scopo di recarsi presso istituti o laboratori esteri, nonché presso istituzioni internazionali e comunitarie, fino a un massimo di cinque anni ogni dieci anni di servizio».

Come detto tra le misure più attese c’è quella che dovrebbe liberare le mani agli enti di ricerca nelle assunzioni di giovani ricercatori e tecnologi. Questi potranno assumere personale a tempo determinato e indeterminato «entro il limite complessivo dell’80 per cento del proprio bilancio, incluse le risorse accertate provenienti dal turn over». Almeno il 50% dei fondi per il personale dovrà essere riservato ai contratti per ricercatori e tecnologi. In più il numero di ricercatori di prima fascia (i dirigenti) non potrà essere superiore al 30% del numero complessivo dei ricercatori di seconda fascia.

La bozza di decreto infine istituzionalizza un nuovo organismo che già oggi si riunisce autonomamente: si tratta della Consulta dei presidenti degli enti di ricerca che affiancherà il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca nella definizione delle strategie e delle linee di indirizzo nel settore, a cominciare dalla messa a punto del Piano nazionale della ricerca.

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