Assunzioni più facili nei venti enti di ricerca

Fonte: Il Sole 24 Ore

–Marzio Bartoloni

Domenica 07 Agosto 2016

Anche la ricerca pubblica avrà la sua riforma per liberarsi dai vincoli troppo stretti della Pa, ma in una versione più light e meno ambiziosa di quella immaginata nei mesi scorsi. Il decreto che attua l’articolo 13 della riforma Madia atteso in consiglio dei ministri questa settimana prova ad assicurare maggiore autonomia ai 20 enti di ricerca, a cominciare soprattutto dalle assunzioni che non passeranno più per le autorizzazioni dei ministeri vigilanti e della Funzione pubblica. Cnr, Asi, Infn o Enea – per citare alcuni degli enti più importanti – avranno le mani libere per chiamare nuovi cervelli se avranno i conti a posto. Per assumere un giovane ricercatore o tecnologo non dovranno più aspettare che si liberi una casella nella pianta organica, ma potranno farlo se avranno le risorse a disposizione entro il limite complessivo dell’80% del proprio bilancio(un paletto che oggi già c’è per gli atenei).

Nel testo che nei prossimi giorni sarà limato ancora – alcuni ministeri spingono per togliere i loro enti dalla lista di quelli coinvolti nella riforma – salta però un altra rivoluzione a cui aveva lavorato il Miur guidato dal ministro Giannini. E cioè la riforma complessiva dello status giuridico dei ricercatori e dei tecnologi che in una bozza di Dlgs – bocciata nelle settimane scorse dall’Economia – prevedeva di fatto la loro equiparazione ai docenti universitari. Anche per quanto riguarda il loro reclutamento attraverso un periodo di tenure track a cui sarebbe seguita l’assunzione. Novità però che saranno quasi sicuramente cancellate nella versione finale del decreto che dopo il via libera di Palazzo Chigi dovrà incassare i pareri del Parlamento a settembre.

La riforma, oltre alle misure sul personale, introduce diverse semplificazioni per rendere più facile la vita dei ricercatori: dai rimborsi per le spese di missione (che non seguiranno più le regole degli altri dipendenti della Pa, ma saranno autoregolate dagli enti di ricerca in base ad alcuni criteri stabiliti dal Dlgs) ai contratti di appalto e forniture conclusi tra enti, fondazioni, società e consorzi «a totale partecipazione pubblica istituiti per esclusivi scopi di ricerca» che non dovranno rispettare le norme del nuovo codice degli appalti. Meno vincoli anche per gli acquisti di beni e servizi e per le spese di manutenzione degli immobili delle infrastrutture di ricerca a cui «non si applicano – avverte la bozza di Dlgs – le norme di contenimento della spesa pubblica». Niente più controllo preventivo, poi, da parte della Corte dei conti sugli incarichi individuali assegnati dagli enti di ricerca con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa. Il decreto inoltre prevede misure per favorire la mobilità dei ricercatori e la portabilità dei progetti di ricerca, favorendo il ricorso al congedo per motivi di studio e ricerca.

Un pensiero su “Assunzioni più facili nei venti enti di ricerca

  1. Ancora una volta una occasione mancata per rilanciare il ruolo della ricerca pubblica. Certo il comportamento dei presidenti poteva essere meno “timido”. Peraltro l’avvento del “compartone” non potrà far altro che accentuare la tendenza all’umiliazione del ruolo dei ricercatori. A questo punto, considerato il clima di scoramento nel quale versano i ricercatori e tecnologi (con i loro stipendi che tra un po’ davvero rasenteranno il ridicolo e con quasi nulle possibilità di carriera), viene da chiedersi se davvero i presidenti degli Enti di RIcerca pensino di poter fare altro che “gestire il declino”. Beata ingenuità!

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