La Camera inizia l’esame del decreto delegato sugli Enti di Ricerca

cameraMartedì 20 settembre 2016
695.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
COMUNICATO
Pag. 96

ATTI DEL GOVERNO

  Martedì 20 settembre 2016. — Presidenza della presidente Flavia PICCOLI NARDELLI.

  La seduta comincia alle 13.30

Schema di decreto legislativo recante semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca.
Atto n. 329.
(Esame e rinvio).

  La Commissione inizia l’esame dello schema di decreto.

  Flavia PICCOLI NARDELLIpresidente, poiché non vi sono obiezioni, accoglie la richiesta di attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso.

  Luigi DALLAI (PD)relatore, nell’illustrare lo schema di decreto legislativo adottato in attuazione della delega contenuta nell’articolo 13 della legge n. 124 del 2015, ricorda che la delega è stata conferita al fine di favorire e semplificare le attività degli enti pubblici di ricerca (EPR) e rendere le procedure e le normative più consone alle peculiarità degli scopi istituzionali di tali enti, anche considerando l’autonomia e la terzietà di cui essi godono. Con il decreto legislativo n. 213 del 2009 era stata attuata la delega per il Pag. 97riordino degli enti di ricerca vigilati dal MIUR prevista dall’articolo 1 della legge n. 165 del 2007. I principi e i criteri direttivi fissati dalla delega del 2015 sono: a) garantire il recepimento della Carta europea dei ricercatori e del documento European Framework for Research Careers, con particolare riguardo alla libertà di ricerca e all’autonomia professionale; consentire la portabilità dei progetti di ricerca e la relativa titolarità valorizzando la specificità del modello contrattuale del sistema degli enti di ricerca; b) inquadramento della ricerca pubblica in un sistema di regole più snello e più appropriato a gestirne la peculiarità dei tempi e delle esigenze del settore, nel campo degli acquisti, delle partecipazioni internazionali, dell’espletamento e dei rimborsi di missioni fuori sede finalizzate ad attività di ricerca, del reclutamento, delle spese generali e dei consumi, ed in tutte le altre attività proprie degli EPR; c) definizione di regole improntate a princìpi di responsabilità ed autonomia decisionale, anche attraverso la riduzione dei controlli preventivi ed il rafforzamento di quelli successivi; d) razionalizzazione e semplificazione dei vincoli amministrativi, contabili e legislativi, limitandoli prioritariamente a quelli di tipo «a budget»; e) semplificazione della normativa riguardante gli EPR e suo coordinamento con le migliori pratiche internazionali. I principi generali del decreto sono rivolti a tutti i 20 Enti che fanno capo al Governo, 14 dei quali sono vigilati dal MIUR e 6 da altri Ministeri (MISE, MIPAAF, Salute, Lavoro, Funzione Pubblica, Ambiente). Le misure contenute nel decreto sono rivolte altresì all’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e le malattie professionali (INAIL) limitatamente al personale e alle funzioni di ricerca ad esso trasferite ai sensi del decreto legge n. 78 del 2010 che all’articolo 7, commi 1, 4 e 5 ha soppresso l’IPSEMA e l’ISPESL e ha trasferito le relative funzioni all’INAIL. Lo schema di decreto attribuisce totale autonomia statutaria, regolamentare, programmatoria e contabile agli EPR, lasciando gli Enti sotto la vigilanza dei rispettivi Ministeri.
Entrando nel merito del provvedimento, costituito da 19 articoli suddivisi in 5 titoli, sottolinea la nuova «architettura» degli Enti di ricerca fondata sull’elemento cardine della loro autonomia. Quest’ultima viene infatti richiamata più volte nel testo: l’articolo 3 riconosce agli Enti di ricerca autonomia statutaria e regolamentare; l’articolo 6, al comma 1, prevede che gli EPR, nell’ambito della loro autonomia, adottino un Piano Triennale di Attività, aggiornato annualmente e che coerentemente con esso determinino la consistenza e le variazioni dell’organico e del piano di fabbisogno del personale, nel rispetto dei limiti derivanti dalla legislazione vigente in materia di spesa per il personale. L’articolo 8, infine, stabilisce che gli Enti, sempre nell’ambito della rispettiva autonomia, definiscano la programmazione per il reclutamento del personale nei Piani triennali di attività. L’autonomia riconosciuta agli Enti in ogni caso non esclude la funzione di vigilanza e di coordinamento posta in capo al Ministero di riferimento, chiamato dall’articolo 5 a svolgere specifiche funzioni di indirizzo strategico attraverso la definizione degli obiettivi dei quali gli Enti devono tener conto nella propria programmazione. Infatti gli statuti e i regolamenti autonomamente adottati – che devono, tra l’altro, incentivare la cooperazione scientifica e tecnologica con istituzioni ed enti di altri Paesi, nonché favorire la collaborazione con le attività delle Regioni in materia di ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione – sono sottoposti al controllo di legittimità e di merito del Ministero vigilante che, inoltre, è chiamato anche ad approvare il Piano Triennale di Attività.
L’articolo 7 istituisce un nuovo organismo, la Consulta dei presidenti degli Enti, composta dal Presidenti degli Enti o loro delegati e presieduta dal Presidente di uno degli Enti eletto a maggioranza assoluta. Il Governo si avvale della Consulta per promuovere, sostenere, rilanciare e razionalizzare le attività nel settore della ricerca. La consulta può, altresì, formulare proposte Pag. 98per la redazione, l’attuazione e l’aggiornamento del Programma nazionale della ricerca.
Nell’ottica della semplificazione, il provvedimento interviene soprattutto in materia di snellimento delle procedure e di adempimenti concernenti sia le assunzioni di personale (articoli 8 e 11), sia la sua mobilità sulle sedi di lavoro, di congedi, di portabilità dei progetti di ricerca (articolo 10) e di spese di missione all’estero (articolo 12).
Con riferimento alle assunzioni di personale, l’articolo 8 stabilisce che gli enti, nell’ambito della rispettiva autonomia, tenuto conto dell’effettivo fabbisogno di personale al fine del migliore funzionamento delle attività e dei servizi e compatibilmente con l’esigenza di assicurare la sostenibilità della spesa di personale e gli equilibri di bilancio, nel rispetto dei limiti massimi di tale tipologia di spesa, definiscono la programmazione per il reclutamento del personale nei Piani Triennali di Attività di cui all’articolo 6. L’autonomia nella definizione dei fabbisogni e nelle conseguenti facoltà assunzionali, trova in parte un limite nelle disposizioni dello stesso articolo 8, laddove è previsto che l’indicatore per l’applicazione del limite massimo alle spese di personale è calcolato rapportando le spese complessive di personale di competenza dell’anno di riferimento al contributo per il funzionamento assegnato dallo Stato nel medesimo anno. Gli enti non possono superare il limite dell’80 per cento di tale rapporto, salvo quanto previsto dal comma 7. Ai sensi di tale comma, gli enti per i quali, al 1o gennaio 2016, il finanziamento delle spese di personale a tempo indeterminato trova copertura a carico di un capitolo di bilancio del Ministero vigilante destinato esclusivamente alle spese di natura obbligatoria per il predetto personale, possono, nel rispetto della normativa vigente, procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato anche in deroga ai limiti previsti, nell’ambito dello stanziamento del predetto capitolo. Rileva che le entrate derivanti da finanziamenti esterni di soggetti pubblici e privati destinate al finanziamento delle spese per il personale a tempo determinato devono essere giustificate da norme, accordi o convenzioni approvati dall’organo di vertice che assicurino un finanziamento non inferiore al relativo costo e durata dei contratti. Sempre in materia di semplificazione delle procedure assunzionali, l’articolo 11, comma 1, elimina la previsione, per gli enti di ricerca, dell’autorizzazione all’avvio delle procedure concorsuali e alle relative assunzioni. Le determinazioni relative all’avvio delle procedure di reclutamento e alle relative assunzioni sono comunicate al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il comma 3 fa però divieto agli enti, nell’ambito delle risorse disponibili, di assumere personale tecnico-amministrativo per un contingente superiore al 30 per cento dell’indicatore di cui all’articolo 8, comma 2. Il comma 5, fermo restando quanto previsto dall’articolo 8, fissa, a decorrere dal 2017, nella misura del cento per cento la facoltà ad assumere ricercatori e tecnologi da parte degli enti.
Considera apprezzabile il contenuto dell’articolo 14, laddove si prevede che per la valorizzazione del merito, gli enti possono, nei limiti dello 0,5 per cento della spesa complessiva per il personale, istituire premi biennali per il personale ricercatore e tecnologo, che abbia conseguito risultati di eccellenza nelle specifiche discipline di competenza, nel limite massimo annuale del venti per cento del trattamento retributivo e comunque nel limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente per il trattamento economico fondamentale ed accessorio del personale.
Con riferimento all’articolo 15 (Riconoscimento e valorizzazione del merito eccezionale), reputa necessaria una riflessione più approfondita. Il comma 1 consente agli enti, previo nulla-osta del Mi- nistro vigilante, di assumere per chiamata diretta, con contratto a tempo indeterminato, nell’ambito del 10 per cento dell’organico dei ricercatori e tecnologi nei limiti delle disponibilità di bilancio, con inquadramento fino al massimo livello contrattuale del personale di ricerca definito dal Pag. 99consiglio di amministrazione, ricercatori o tecnologi italiani o stranieri dotati di altissima qualificazione scientifica negli ambiti disciplinari di riferimento, che si sono distinti per merito eccezionale ovvero che siano stati insigniti di alti riconoscimenti scientifici in ambito internazionale. La valutazione del merito eccezionale per la chiamata diretta è effettuata dalle commissioni nominate ai sensi dell’articolo 1, comma 210, lettera d) della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) e secondo le procedure ivi previste, nei limiti delle risorse disponibili previste dalle disposizioni vigenti, per il funzionamento delle commissioni (si tratta delle commissioni di valutazione, formate per ogni area disciplinare da studiosi italiani e stranieri di alta qualificazione operanti nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, con oneri a carico del Fondo per le cattedre universitarie nel merito Giulio Natta»). Sebbene ricalcata sull’analoga previsione per le università, prevista nella legge di stabilità 2016, l’attento esame della Commissione dovrà riguardare l’evidente deroga al principio del concorso pubblico, previsto dall’articolo 97 della Costituzione, cui la Corte costituzionale ha più volte ricondotto l’essenziale principio della selezione per merito (si veda in proposito la sentenza n. 104 del 2007).
Una considerazione a parte meritai invece la previsione contenuta nell’articolo 5, comma 5, in relazione all’istituzione nello stato di previsione del MIUR di un apposito fondo con una dotazione iniziale di 68 milioni di euro a decorrere dall’esercizio 2017, destinato al finanziamento premiale dei Piani di attività o di specifici programmi e progetti proposti dagli Enti vigilati dal MIUR. La relativa copertura viene infatti disposta attraverso una riduzione del fondo ordinario degli enti di ricerca di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 204 del 1998. La Commissione Cultura in proposito ha più volte affermato che la quota premiale dovrebbe essere aggiuntiva e non ritagliata nell’ammontare definito del FOE. A questo riguardo rimanda anche ai chiarimenti del Governo espressi lo scorso 3 agosto sull’atto del Governo n. 319, proprio in tema di quota premiale (vedi allegato). Appare problematica la soppressione della previsione del previo parere delle Commissioni parlamentari sull’adozione del decreto di riparto.
L’articolo 16 attribuisce all’ANVUR il compito di redigere apposite linee-guida in tema di metodologie per la valutazione dei risultati della ricerca, organizzativi ed individuali, degli enti, di concerto con la Consulta dei Presidenti di cui all’articolo 7. Ciascun Ministero vigilante recepisce il contenuto delle linee-guida all’interno di un apposito atto di indirizzo e coordinamento, cui devono essere adeguati gli statuti ed i regolamenti dei singoli enti. L’ANVUR stabilisce le procedure di valutazione coerenti con le predette linee-guida ed elabora i parametri e gli indicatori di riferimento per l’allocazione dei finanziamenti statali agli enti, nonché per l’eventuale attribuzione di specifici fondi premiali a strutture che hanno conseguito risultati particolarmente significativi. Le disposizioni recate dall’articolo 16 non si applicano agli enti di ricerca vigilati dal MIUR, nei confronti dei quali trova applicazione quanto previsto dall’articolo 5.
Si dichiara favorevole sullo svolgimento di un breve ciclo di audizioni, auspicando che vengano svolte in congiunta con la Commissione Cultura del Senato.

  Gianluca VACCA (M5S), concorda che il provvedimento contiene diversi profili critici. Ritiene assolutamente necessario procedere ad un ciclo di audizioni, anche in considerazione delle diverse sollecitazioni pervenute. Dichiara, infine, di voler chiedere, altresì, il parere del Comitato per la legislazione.

  Antonio PALMIERI (FI-PdL) appoggia la richiesta di audizioni e del parere del Comitato per la legislazione reputando essenziale svolgere un lavoro approfondito nel merito di un provvedimento dagli obiettivi tanto ambiziosi.

  Tamara BLAZINA (PD) concorda con la richiesta di audizioni e sull’ipotesi che Pag. 100vengano svolte congiuntamente con la Commissione Cultura del Senato.

  Flavia PICCOLI NARDELLIpresidente, è in contatto con l’omologa Commissione del Senato per verificare la possibilità di svolgere congiuntamente le audizioni. Avverte che, ai sensi dell’articolo 96-ter, comma 3, un quinto dei deputati della Commissione ha chiesto che sull’atto del Governo 329 sia reso il parere del Comitato della legislazione. Rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

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