Parere VII commissione Camera dei Deputati su Decreto semplificazione enti di ricerca

CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 3 novembre 2016
717.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO

BOZZA NON CORRETTA

ALLEGATO 1

Schema di decreto legislativo recante semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca (n. 329). 

PARERE APPROVATO

  La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
visto lo schema di decreto legislativo di attuazione dell’articolo 13, della legge n. 124 del 2015;
udita la relazione del deputato Dallai nella seduta del 20 settembre 2016;
preso atto dei contributi dei soggetti ascoltati nelle audizioni, svolte in sede congiunta con l’omologa Commissione del Senato, nelle sedute del 29 settembre e del 12 e 13 ottobre 2016 e udito il dibattito nelle sedute del 19 e 25 ottobre e del 2 e 3 novembre 2016, ai cui resoconti integralmente si rimanda;
considerato che l’articolo 13 della legge delega prevede, quali principi e criteri direttivi, in estrema sintesi, l’inquadramento della ricerca pubblica in un sistema di regole più snello e più appropriato a gestirne la peculiarità dei tempi e delle esigenze, nel campo degli acquisti, delle partecipazioni internazionali, dell’espletamento e dei rimborso di missioni fuori sede, del reclutamento, delle spese generali e dei consumi e in tutte le altre attività proprie degli enti pubblici di ricerca;
considerato, altresì, che tra i principi e criteri direttivi vi è anche la definizione di regole improntate alla responsabilità e all’autonomia decisionale, anche attraverso la riduzione dei controlli preventivi e il rafforzamento di quelli successivi, nonché la razionalizzazione e la semplificazione dei vincoli amministrativi, limitando questi ultimi prioritariamente a quelli di tipo budgettario;
visto il parere del Comitato per la legislazione, richiesto dal prescritto quorum ai sensi dell’articolo 96-ter, comma 3, del Regolamento della Camera;
visto altresì il parere della Conferenza unificata di cui al decreto legislativo n. 281 del 1997;
visto il parere del Consiglio di Stato, reso a seguito dell’adunanza della Commissione speciale del 14 settembre 2016, trasmesso alla Commissione cultura il 28 ottobre 2016;
visti i rilievi della XIII Commissione Agricoltura;
ritenuto favorevolmente che lo schema di decreto legislativo concepisce una complessiva semplificazione del regime giuridico degli enti di ricerca, conferendo loro omogeneità e consentendo la definizione di un contesto unitario. Inoltre, è configurata una più marcata autonomia degli enti di ricerca, funzionale al raggiungimento dei loro scopi istituzionali. È poi introdotto il principio della responsabilità gestionale, in attuazione del criterio di delega sull’autonomia di tipo budgettario;
considerato altresì che l’esame dello schema e le audizioni svolte hanno rivelato alcuni profili problematici che di seguito si elencano:
1. all’articolo 2, il richiamo alle fonti dell’Unione europea dovrebbe essere più preciso, come osserva anche il Consiglio di Stato;
2. all’articolo 5, comma 3, si prevede che il fondo ordinario per gli enti di ricerca sia ridotto di 68 milioni di euro e che tale somma sia destinata in modo strutturale alla quota premiale. Tale previsione appare in contrasto con l’orientamento più volte espresso dalla Commissione cultura, ai sensi del quale la quota premiale deve essere aggiuntiva rispetto al fondo ordinario e non a scomputo; inoltre l’articolo 5, comma 5, nel modificare il decreto legislativo n. 204 del 1998, sopprime la previsione del parere parlamentare sul decreto di riparto dei fondi, aspetto non contemplato nella legge delega. Rilievi simili sono presenti anche nel parere del Consiglio di Stato;
3. all’articolo 8, viene affrontato il complesso tema dei vincoli di spesa per le assunzioni. È condivisibile il principio di un tetto alle spese per il personale, anche per indurre una coerenza programmatica (alla luce dei piani triennali che ciascun ente adotterà) e una sostenibilità finanziaria negli enti di ricerca. A tal fine, però, si stabilirebbe che gli enti devono calcolare un indicatore, al cui numeratore è posto il totale delle spese per il personale di competenza nell’anno di riferimento e al denominatore il totale del contributo ordinario dallo Stato per lo stesso anno. Tale rapporto non può essere superiore all’80 per cento. Questo meccanismo di calcolo, come peraltro è stato anche sottolineato da molti soggetti ascoltati e come, in buona sostanza, rilevato dal Consiglio di Stato, appare troppo rigido. Nel caso di alcuni enti, esso precluderebbe le assunzioni tout court, preso di per sé o combinato con la disposizione sul turn-over. È necessario – proprio per non determinare un improvviso e duraturo blocco delle assunzioni – che nel denominatore sia inserita una media del totale delle entrate di tutte le tipologie dell’ente. Per esempio, la Commissione valuta che – in coerenza con l’elaborazione dei piani triennali – il totale delle entrate possa essere calcolato come la media degli apporti finanziari dell’ultimo triennio;
4. all’articolo 11, comma 3, è previsto che – sempre secondo i criteri aritmetici previsti nell’articolo 8 – gli enti non possano assumere personale tecnico-amministrativo in misura superiore al 30 per cento delle possibilità assunzionali, ciò che non tiene conto, in diversi casi, dell’importanza del ruolo svolto da tale tipo di personale, anche in ragione delle specifiche funzioni istituzionali attribuite ai diversi enti;
5. nell’articolo 15, si prevede la facoltà di assumere, nel complesso, fino al 10 per cento dell’organico di ricercatori e tecnologi, personalità di eccellenza, senza le ordinarie procedure di concorso. Tale disposizione, analoga a quelle previste in campo universitario dall’articolo 1, comma 9, della legge n. 230 del 2005 e da successive disposizioni, da ultimo, dalla legge di stabilità per il 2016, se pone problemi in parte superabili di deroga al principio del concorso pubblico, dovrebbe comunque essere limitata al massimo al 5 per cento dell’organico e finanziata con risorse aggiuntive (come del resto previsto in ambito universitario);
6. pur senza riferimenti specifici alle disposizioni dello schema, resta aperto il problema, sollevato dal Presidente della Conferenza dei presidenti degli enti e anche durante la discussione in Commissione, inerente alle indennità concesse ai ricercatori e tecnologi a causa di incarichi e mansioni superiori che, riconosciute indebite in un momento successivo – vengono ora chieste in restituzione dagli enti con trattenuta sulle retribuzioni mensili, ciò che da origine a contezioso poco funzionale alla vita degli enti (v. articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 1991);
7. si resta in attesa di valutare l’efficacia e l’utilità della scelta di ridurre i comparti della contrattazione nel pubblico impiego, accorpando il settore della ricerca all’università e alla scuola;
8. appare di utilità valutare l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un’apposita struttura di missione con compiti con compiti consultivi inerenti alle linee strategiche della ricerca pubblica, alla semplificazione delle procedure in relazione alle esigenze della programmazione europea e alla valutazione degli effetti delle misure in relazione alle priorità strategiche nazionali,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

  con le seguenti condizioni:
1. l’articolo 2, comma 1, sia sostituito dal seguente: «Gli enti di cui all’articolo 1, comma 1, recepiscono nei propri statuti e regolamenti la raccomandazione della Commissione europea EUR 21620 dell’11 marzo 2005, relativa alla Carta europea dei ricercatori e al Codice di condotta per l’assunzione dei ricercatori, onde garantire, tra l’altro, la libertà di ricerca, la portabilità dei progetti, la valorizzazione professionale, la tutela della proprietà intellettuale, adeguati sistemi di valutazione e la più ampia partecipazione alle fasi decisionali per la programmazione e lo svolgimento della ricerca»;
2. all’articolo 5, siano soppressi i commi 3, 4 e 5;
3. all’articolo 8, il comma 2 sia sostituito con il seguente: «L’indicatore del limite massimo alle spese di personale è calcolato rapportando le spese complessive per il personale di competenza dell’anno di riferimento alla media delle entrate complessive dell’ente come risultante dai bilanci consuntivi dell’ultimo triennio. Negli enti tale rapporto non può superare l’80 per cento, salvo quanto previsto dal comma 7.»;
4. all’articolo 8, comma 4, le parole da: «dell’entrate derivanti» fino alla fine del comma siano sostituite dalla seguenti: «di quelle sostenute per il personale a contratto a tempo determinato la cui copertura sia stata assicurata da finanziamenti esterni di soggetti pubblici o privati.»;
5. all’articolo 11, il comma 3 sia soppresso;
6. all’articolo 11, il comma 5 sia sostituito dal seguente: «5. La facoltà degli enti di reclutare il personale corrispondente al proprio fabbisogno nei limiti stabiliti dall’articolo 8, commi da 2 a 4, non è sottoposta a ulteriori vincoli»;
7. all’articolo 15, comma 1, primo periodo, le parole «del 10 per cento dell’organico dei ricercatori e tecnologi nei limiti delle disponibilità di bilancio» siano sostituite dalle seguenti «del 5 per cento dell’organico dei ricercatori e tecnologi e a condizione che siano contabilizzate entrate ulteriori a ciò appositamente destinate»;
8. all’articolo 17, comma 1, siano soppresse le parole «oppure in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi»;

e con le seguenti osservazioni:
   a) si valuti l’introduzione nel testo di una disposizione aggiuntiva che contempli l’istituzione di un’unità di missione presso la Presidenza del Consiglio, secondo il seguente testo: «È istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un’unità di missione, formata da esperti di alta qualificazione, da rappresentanti dei presidenti degli enti pubblici di ricerca e da rappresentanti dei rettori delle università italiane, con compiti consultivi inerenti alle linee strategiche della ricerca pubblica, alla semplificazione delle procedure in relazione alle esigenze della programmazione europea e alla valutazione degli effetti delle misure in relazione alle priorità strategiche nazionali»;
   b) si esamini l’urgenza di chiarire in via interpretativa la disciplina applicabile ai rapporti aperti od oggetto di contenzioso relativi alla corresponsione delle indennità di cui all’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 1991;
   c) si valuti l’opportunità di armonizzare la disciplina della nomina dei presidenti degli enti di ricerca, in vista di un’ulteriore semplificazione del quadro normativo vigente.

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