Bongiorno: «Contro i furbetti del cartellino ispezioni a sorpresa e impronte digitali»

Bongiorno: i raccomandati si fermano con le valutazioni. Più meritocrazia
di Virginia Piccolillo

Ispezioni a sorpresa e impronte digitali contro i furbetti, valutazioni degli utenti contro i raccomandati, leggi «più chiare e liberali» contro i corrotti, cambio di rotta per la riforma del Corpo forestale e lavoro molto più agile per le donne. Nella sua prima intervista il nuovo ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, penalista e parlamentare, anticipa al Corriere il «cambio di passo».

Cestinerà la riforma Madia?

«Non ho l’ansia di mettere il mio nome su una legge, ma di far funzionare la Pubblica amministrazione. Agirò col bisturi per curare le disomogeneità nei servizi».

Primo atto?

«Sopralluoghi a sorpresa».

Blitz?

«Sì, ma nulla di punitivo. Ispezioni a campione con pool di esperti: i nostri ispettori e specialisti di modelli organizzativi».

E poi?

«Se troverò disservizi causati da difficoltà oggettive aiuteremo a colmare le lacune. Ma se emergessero inerzie saremo inflessibili».

La Madia era in guerra con i «furbetti del cartellino». Lei?

«L’assenteismo è un fenomeno odioso. La Madia ha modificato le sanzioni. Credo si debba anche prevenire».

Come?

«Con rilevazioni biometriche per evitare che ci sia chi strisci il tesserino per altri».

Vuol prendere le impronte digitali ai dipendenti?

«Cosa c’è di male? A me alla Camera le hanno prese quando c’erano i “pianisti”. E non sono rimasta traumatizzata».E la privacy?

«Tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo: che siano tutti al lavoro, al servizio del cittadino».

Farà il censimento dei raccomandati?

«La carriera del raccomandato si può stroncare valutandolo. Ma oggi le valutazioni sono tutte brillanti, in un sistema che non lo è. Come mai? L’unico che può valutare senza sconti e con criteri oggettivi è il cittadino. Inserirò criteri legati al merito».

Nella legge Madia c’era la riforma del Corpo forestale finita davanti alla Consulta. Che farà?

«È fallita. Lo si è visto l’estate scorsa con l’Italia devastata dagli incendi. Dopo il giudizio, bisognerà pensare come cambiare rotta».

Come farà la lotta alla corruzione?

«Passando dalla quantità alla qualità delle leggi. Ci sono troppe norme oscure, che i funzionari possono piegare arbitrariamente. Le imprese hanno troppi interlocutori e troppi uffici. Un progetto è una via crucis. La tentazione di oliare è forte».

A quale norma pensa?

«A molte, anche al codice degli appalti. Deve essere chiaro cosa si può fare e cosa no. Anche perché il caos disorienta i funzionari perbene che, di fronte a questa foresta di norme, temono l’errore. In Francia, per chi dimostra buona fede, esiste il diritto a sbagliare. Noi invece abbiamo il Paese paralizzato dal timore di incorrere in reati».

E l’agente provocatore?

«Nel contratto c’è l’agente di copertura che raccoglie elementi di reato e non tenta i funzionari. Attendo il progetto del ministro Bonafede, che stimo molto, per valutare»

continua sul Corriere della Sera

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