Dal 2020 in Italia (e altre 10 nazioni) i ricercatori dovranno pubblicare su riviste open access

Fonte: https://www.wired.it/scienza/lab/2018/09/06/ricerca-open-access-piano-s/

La parola del giorno è open access: gli studi pubblicati dovranno essere consultabili liberamente e immediatamente da tutti. Questo è l’obiettivo di 11 nazioni europee, fra cui l’Italia, che hanno annunciato di voler abbattere i muri dell’accesso alle pubblicazioni scientifiche, nella maggior parte dei casi non gratuite e ottenute tramite sottoscrizioni. Il progetto è steso in un piano, detto piano S, che è appena stato reso noto, all’interno della coalizione chiamata cOAlition S (dove Oa sta per open access). Il piano è stato presentato in un comunicato di Science Europe, fondata nel 2011 a Berlino, un’associazione che include le principali organizzazioni europee che finanziano e promuovono la ricerca in 27 paesi. La notizia sta facendo il giro del mondo: ecco in cosa consiste il piano S.

Il piano stabilisce che dal 1° gennaio 2020 tutti i paper scientifici finanziati da enti pubblici nazionali e internazionali debbano essere pubblicati su giornali o piattaforme open access: questo è il principio chiave sottoscritto dalle 11 nazioni.

E devono essere completamente e immediatamente disponibili. In tutto, il piano comprende 10 principii, fra cui la non accettazione del modello ibrido di pubblicazione, per cui alcuni giornali pubblicano parte dei contenuti in modalità open access e parte a pagamento. Il piano S coprirà i costi di pubblicazione sui giornali open access a un livello ancora da determinare, si legge sulle pagine di Science. Fra gli 11 firmatari vi è per l’Italia l’Istituto nazionale di fisica nucleare, mentre le altre nazioni aderenti sono: Austria, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovenia, Svezia e Regno Unito.

I paper totalmente free sono ancora pochi: secondo i dati riportati in un articolo su Nature, nel 2016 le pubblicazioni del tutto gratuite erano soltanto il 15,2%, quelle a pagamento il 37,7%, quelle ibride il 45% e quelle con accesso libero ritardato il 2,2%. Insomma, la fetta di articoli ancora non disponibili gratuitamente risulta elevata. “Il pagamento dei contenuti non solo ostacola l’iniziativa scientifica”, sottolinea Marc Schiltz, presidente di Science Europe, che è a capo dell’iniziativa insieme a Robert-Jan Smits, inviato speciale della Commissione europea sul tema dell’open access, “ma impedisce anche una diffusione dei risultati della ricerca ad un pubblico più ampio”.

Così, in base al nuovo piano migliaia di editori dovranno trovare nuove modalità di accordo per una pubblicazione del tutto free, inclusi quelli di alto profilo come Nature, Science,Lancet e Cell. Un cambiamento non da poco: “Riteniamo che questo possa rappresentare un elemento di punta”, dichiara Schiltz in un documento di Science Europe. “L’idea è quella di compiere realmente un grande e decisivo passo in avanti – e non di presentare soltanto una decisione o una dichiarazione di intenti”.

Insomma l’intento è reale e l’iniziativa assume tratti molto netti: per chi non rispetterà i punti del piano S potrebbe esservi la “sanction non-compliance”, ovvero una sanzione per i ricercatori che non rispetteranno le regole, cui potrebbe essere tolti parte dei finanziamenti delle organizzazioni nazionali e internazionali che li hanno supportati. Tanto che Nature si chiede se la S (del piano S) non stia per sanction.

Ma le obiezioni degli editori non tardano ad arrivare: “Potenzialmente il piano indebolisce l’intero sistema di pubblicazione della ricerca”, ha scritto in un’email a ScienceInsider lo spokesperson di Springer Nature editore di più di 3mila riviste.  E lo spokesperson di Aaas, l’editore di Science, aggiunge, fra le obiezioni, che il piano “potrebbe ledere la  libertà accademica ed essere non sostenibile per il gruppoScience”. Ma Schilz, che coordina il piano S, respinge l’obiezione secondo cui verrebbe in qualche modo lesa la libertà accademica, si legge su Science, aggiungendo che le organizzazioni che finanziano la ricerca sono libere di porre le loro condizioni.

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