Strumia, figlie e gender bias

Mi è stato fatto notare di non aver preso posizione rispetto all’affaire Strumia (i pochi non informati dei fatti possono recuperare leggendo qui, qui e qui).

Per evitare di far passare il silenzio sul blog come indifferenza, provvedo subito, chiedendo scusa a quanti giustamente non fossero interessati al mio parere.

La questione di genere nell’accademia (in senso più esteso, e dunque anche nell’INFN, al CERN e nelle istituzioni scientifiche non necessariamente universitarie) esiste ed è molto seria. Visto che il prof. Strumia ha ammantato le sue idee (bislacche) di analisi quantitative, mi limito a riprodurre un grafico inequivocabile, che spiega in modo molto eloquente come e quanto la pressione culturale e sociale fa diminuire COSTANTEMENTE la percentuale di donne al progredire della carriera, partendo da una situazione di sostanziale parità al livello di studi universitari.

Si tratta, peraltro, di una tendenza che riproduce ciò che accade in tutti i settori della nostra società, sempre per fare un esempio quantitativo semplice semplice (sono un modesto sperimentale) basta guardare la percentuale di donne che raggiungono i livelli più alti delle imprese (in figura Standard and Poors top 500).

Argomentare oltre, mi sembra quasi offensivo rispetto ai tanti che dedicano tempo e risorse a studiare e cercare di migliorare su questo problema. Chi volesse approfondire (per davvero) non ha che l’imbarazzo della scelta, io segnalo semplicemente questo progetto: https://genera-project.com.

Cosa ci insegna questa vicenda? Secondo me ci rafforza nell’affermare due concetti, penso già di per sé abbastanza evidenti (non stiamo scoprendo la dark matter, insomma):

  1. I bias cognitivi sono davvero potentissimi nel disinnescare il nostro pensiero critico, ed è molto difficile prenderne coscienza (e questo a dire il vero vale per tutti, non solo per il prof. Strumia).
  2. I fisici troppo spesso si sentono in grado di saper fare qualsiasi altro mestiere, per il semplice motivo di essere bravi (a volte anche molto, anzi in modo esagerato) a fare il proprio.

Chiudo condividendo le considerazioni che più mi hanno colpito personalmente (da padre più che da ricercatore) sulla vicenda, scritte da Amedeo Baldi, che ringrazio pubblicamente per averle scritte.

 

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7 pensieri su “Strumia, figlie e gender bias

  1. Ciao Paolo, la cosa interessante è che Strumia non sostiene il contrario. Mostra chiaramente che il rapporto
    maschi/femmine è a netto vantaggio dei primi. Nella sua dimostrazione vuole dimostrare solo una cosa: che non esiste in chi seleziona un bias verso i maschi, ma è per scelta (e sui motivi di questa scelta non si sofferma, forse colpevolmente) che le donne non scelgono certi percorsi. Se questa scelta è indotta dalla società oppure innata non è nostro mestiere. Ma fare un po’ di statistiche e fotografare la realtà si.

  2. Una bella presa di posizione davvero sintetica, chiara ed efficace. In poche righe c’è tutto. Bravo!
    Grazie per aver segnalato il progetto GENERA noi del CNR con l’INFN ci abbiamo lavorato insieme con 13 partner europei per tre anni e forse qualcosa più di Strumia ne sappiamo per poter affermare come stanno realmente le cose nelle STEM e in particolar modo in fisica!

  3. Pingback: "Donna" - Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

  4. caro Paolo, mi perdonerai se non cincischio troppo con giustificazioni e preamboli ma vado al sodo in maniera che potrà sembrarti sgarbata: questo signore usa grafici e manipolazioni di dati per giungere a delle conclusioni in un campo che non è il suo e “si sente in grado di saper fare qualsiasi altro mestiere, per il semplice motivo di essere bravo”, quindi tu per rispondergli usi grafici e manipolazioni di dati anche se non è il tuo mestiere. Sembra capzioso, ma non lo è; è solo esemplificativo di come vanno le cose con questo genere di tematiche. Alle conferenze sulle disparità di genere, ai meeting sul ruolo della donna, nelle discussioni sul gender pay gap, la stragrande maggioranza degli interventi viene fatto da persone che “non sono del mestiere” e che analizzano dati e li usano per giungere alle loro conclusioni. Mi pare che il problema dell’accuratezza delle analisi e di chi le fa, fatalità, insorga solo quando le conclusioni non piacciono.
    Per il resto del tempo dati e conclusioni con – salvo virtuose eccezioni – lo stesso livello di quelli che hai visto, sono la normalità assoluta, alla quale si plaude generalmente con sommo gaudio. Se va bene. Se va male si riportano dati ripresi e manipolati da giornalisti che non solo non sono “del mestiere” ma non sono di “nessun mestiere” che abbia a che fare con analisi e studio di dati.
    Ciò detto, mi pare che comunque tu stia sbagliando il tiro: non so cosa il tizio abbia detto a voce ma da quello che vedo nelle slide non mi pare affatto che neghi l’esistenza di fattori sociali, pressioni e quant’altro ti venga in mente. Lui dice che fattivamente non è la selezione nelle università e nei centri di ricerca ad essere discriminatoria. Non ti vengono richiesti parametri più stringenti per superare gli esami, se sei donna. Non vengono date cattedre per il solo fatto di essere uomo. Anzi, a volte succede il contrario, dice. E aggiunge che tra quel quant’altro di cui sopra esistono studiosi che individuano cause biologiche. Ora, sarà anche una cazzata, mi pare però poco sensato fare il culo a strisce a un povero cristo che dice cazzate in un ambito che non è il suo in cui parla di cose per cui “non è del mestiere”.
    Poi, i suoi guai forse -e così non pare, almeno dalle comunicazioni che sono circolate- si devono all’aver tirato in ballo con nomi e cognomi colleghi e commissioni, può darsi. Di sicuro non è così per l’attenzione mediaca morbosa che è stata data alla faccenda, che non sarebbe esistita se si fosse trattato di una pubblica recriminazione nei confornti di colleghi o commissioni.
    Per finire, scusa la lunghezza, anche il post di Facebook che riporti, che considero giustissimo e assolutamente condivisibile, si inserisce, immagino e spero involontariamente, in un filone dell’informazione che fomenta e non appiana l’antipatia tra i generi. Quanti di quelli che hanno letto quel post, e soprattutto quante, penseranno che sì, ha ragione le donne sono discriminate dalla società fallocrate fin dall’infanzia, e quante, invece, penseranno a cosa passa per la testa del commesso del fastfood quando è un bambino maschio che chiede il tutù o l’orsacchiotto rosa? Quanti riusciranno a porsi il problema che, magari, le prime vittime di una società sessista, composta di uomini e anche di donne, non sono per forza queste ultime?

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