Facciamo il punto sulla vicenda Battiston

Facciamo il punto sulla vicenda Battiston con un po’ più di informazioni rispetto all’annuncio della revoca dell’incarico da parte del diretto interessato:

e il conseguente appassionato e dignitoso saluto ai dipendenti ASI:

“Esco da quella porta a testa alta. Torno a fare il mio mestiere di ricercatore perché fortunatamente appartengo alla categoria di persone che hanno un mestiere e quindi possono mettersi al servizio del Paese e poi tornare a fare il loro mestiere”

 

Innanzi tutto la sostanza del provvedimento: il MIUR ha informalmente addotto motivazioni di carattere procedurale, ovvero una presunta irregolarità nella nomina (secondo mandato) da parte del Governo Gentiloni, da Il Fatto Quotidiano:

Fonti interne al ministero hanno fatto filtrare che il cambio al vertice è stato deciso dopo un’attenta verifica sull’attività svolta dall’Asi negli ultimi mesi e in attuazione delle vigenti norme di legge. Nella fattispecie, gli uomini di Bussetti hanno fatto notare che la nomina di Battiston era stata firmata dal ministro Fedeli lo scorso 7 maggio, con un governo che aveva perso la fiducia degli italiani alle elezioni del 4 marzo e agiva in ordinaria amministrazione. Quindi non poteva procedere a rinnovare l’incarico in questione. Che, tra l’altro, sempre secondo fonti Miur, non è mai stato sottoposto al parere preventivo e obbligatorio del Comitato Interministeriale di Giorgetti, istituito con la legge 7 del 2018 proprio dal Governo Gentiloni.

Le (sterili) lamentele del vice-ministro Fioramonti lasciano però supporre che la motivazione sia squisitamente politica.

E’ l’ex ministra IUR, Valeria Fedeli, a chiarire i termini della questione (sebbene non sia stato reso pubblico il decreto di revoca) sull’Huffington Post:

Secondo quanto riportato da organi di stampa sulla base di “fonti ministeriali”, la rimozione di Battiston dalla presidenza dell’ASI sarebbe dovuta a un presunto “vizio di forma”: non avrei sottoposto la nomina al parere obbligatorio e preventivo del Comitato interministeriale come previsto dalla legge n.7 dell’ 11 gennaio 2018. In realtà questa legge non interviene affatto sulle procedure di nomina del presidente. Essa modifica solo quelle relative al Cda dell’ASI (art. 7 decr. lgs. N.128 del 2003) stabilendo, all’articolo 3, comma 1, lettera e), che il Comitato interministeriale deve essere “sentito” esclusivamente per la nomina del Cda e non anche per quella dell’Organo Presidente.

e ancora:

In conclusione, è stupefacente che si adducano inesistenti “vizi di forma” sulla procedura di nomina del prof. Battiston invece di assumersi la responsabilità politica di ciò che è scritto nel Decreto di revoca dell’incarico datato 31 ottobre 2018. E cioè che essa avviene a norma dell’articolo 6, comma 1, della legge 15 luglio 2002, n. 145, la cd. norma dello spoils system, applicata oggi per la prima volta in 16 anni agli enti pubblici di ricerca.

La stampa riporta anche indiscrezioni sulla possibile nomina dell’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, gen. Preziosa. Mentre qualcuno nell’ambiente sembra genericamente apprezzare la scelta di un militare (http://www.difesaonline.it/evidenza/editoriale/un-generale-allasi-magari), si possono leggere argomentazioni più articolate sulla difficile collocazione dell’ASI nel puro ambito della ricerca scientifica, proprio in considerazione della componente di strategia industriale e militare nella politica dello spazio: https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-11-09/asi-caso-battiston-l-errore-spaziale-governo-italiano-172134.shtml?uuid=AEQYpJeG.

 

La maggioranza dei colleghi ricercatori di Battiston sono rimasti ovviamente basiti dal metodo e dal merito della vicenda, si registrano infatti una petizione che chiede al ministro Bussetti di riconsiderare la scelta, e un (invero tiepido) messaggio di apprezzamento da parte della Consulta dei presidenti degli enti di ricerca:

 I presidenti degli enti augurano a Battiston di “proseguire la sua carriera di ricerca da protagonista, come finora è stato, di imprese scientifiche di alto livello internazionale, promuovendo l’eccellenza della scienza, la capacità di innovazione e, più in generale, la cultura del nostro Paese”.

Quindi lo ringraziano “per aver contribuito in questi anni con competenza, correttezza e spirito di collaborazione al lavoro della Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca”.

In attesa delle scelte del Governo sul futuro di un asset strategico del nostro Paese, una parola autorevole la spende invece il Capo dello Stato, ricevendo Battiston al Quirinale e sottolineando, come riferisce lo stesso scienziato, l’autonomia della ricerca:

“Ho avuto il piacere gi aggiornare il Presidente della Repubblica sullo stato del settore spaziale. E’ stata una importante occasione per una riflessione sull’indipendenza, l’autonomia e l’autorevolezza della ricerca scientifica”

Un segnale, come riferisce Il Sole 24 Ore, implicito ma chiaro al Governo sulle future scelte in materia di nomine, non ultime quelle imminenti negli altri enti pubblici di ricerca:

Al momento le uniche certezze riguardano i vertici che si avvicinano alla conclusione del loro mandato, che nel 2019 saranno sei, quattro nel 2020 e uno nel 2022. Nel 2019 sarà la volta del presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) Fernando Ferroni, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) Nichi D’Amico, e inoltre dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs), Istituto Nazionale di Alta Matematica (Indam), Centro “Enrico Fermi” e Istituto di Studi Germanici. Saranno in uscita nel 2020 il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) Massimo Inguscio, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) Carlo Doglioni, Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (Inrim) e Area Science Park. Il presidente della Stazione zoologia Anton Dorhn, nominato per la prima volta nel dicembre 2013, è stato confermato nel 2018 e il suo mandato dovrebbe concludersi nel 2022.

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