Piano Nazionale della Ricerca: la ministra Giannini lo annuncia (ancora una volta)

Ancora un annuncio del Piano Nazionale della Ricerca… che sia “la volta buona”?

Fonte: ANSA

Il Piano Nazionale della Ricerca potrebbe essere presentato entro ottobre. Lo ha detto il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Stefania Giannini, a margine della riunione degli addetti scientifici delle ambasciate italiane all’estero organizzato dal ministero degli Affari esteri.
”Dopo i prossimi passaggi formali – ha aggiunto – sarà il nostro strumento per stabilire azioni e gestire fondi per i prossimi sette anni”.

Sono sei le linee di indirizzo previste nel Piano Nazionale della Ricerca, ha proseguito il ministro, tutte riconducibili all’impostazione del più grande programma di ricerca mai proposto dall’Europa, Horizon 2020. Da quest’ultimo, poi, stanno arrivando i primi risultati in termini di ritorno economico, come i circa 430 milioni che rappresentano il 9,2% dei 4,5 miliardi assegnati finora: l’1% in più rispetto a quanto era accaduto nello scorso programma quadro europeo.

Alla luce della politica europea della ricerca sono state selezionate anche le sei linee del Piano. La prima, ad esempio, è l’internazionalizzazione, che consiste nel ”dare strumenti al sistema ricerca italiano perché sia il più possibile aperta ad accogliere ricercatori dall’estero”, in una prospettiva che va ”al di là della fuga dei cervelli”. Gli investimenti in capitale umano sono la seconda priorità, seguiti da quelli nelle infrastrutture al servizio della ricerca.

Al quarto punto del Piano c’è il rapporto tra investimenti pubblici e privati: ”i governi – ha osservato Giannini – sono consapevoli dell’importanza degli investimenti in ricerca, compresa quella di base, tuttavia se non c’è un’interazione costante con il settore privato guidata da linee strategiche comuni diventa difficile trovare obiettivi condivisi”.

La ricerca nel Sud è al centro del quinto punto del Piano. ” Riteniamo – ha detto Giannini – che l’asse degli investimenti nel Sud abbia un valore strategico”. Nel Meridione, ha aggiunto, ”c’è disuguaglianza anche in campo scientifico. Nelle università non mancano giovani talenti, ma c’è una maggiore difficoltà ad aprirsi costantemente ad una dimensione internazionale”. Il sesto punto, infine, riguarda l’efficienza nella gestione dei fondi volta ad una ”spesa di qualità: non solo tagli e risparmi ma una finalizzazione delle spese”.

Investire in capitale umano è una priorità
, L’Italia ha pochi ricercatori, circa 25.000 fra enti e università, pari a 3,2 su mille abitanti contro la media europea di 5,1. Per questo ”investire sul capitale umano è una priorità assoluta, anche nella legge di stabilità: abbiamo pochi ricercatori per affrontare la competizione a livello internazionale”, ha detto il ministro Giannini.

Colmare il gap che separa il numero dei ricercatori italiani da quelli degli altri Paesi europei è una priorità: se non si riesce in queste, ha rilevato Giannini, ”il discorso diventa complesso”. Arruolare nuovi ricercatori è quindi una ”strategia prioritaria per i prossimi sette anni”, ha aggiunto il ministro riferendosi al Piano Nazionale della Ricerca che potrebbe essere approvato a breve.

Arruolare più ricercatori è una priorità anche per il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Luigi Nicolais. Per raggiungere questo obiettivo, ha detto, ”servono stipendi più alti, altrimenti non si riesce ad attrarre ricercatori dall’estero. Se davvero vogliamo essere internazionali dobbiamo guardare anche a questo aspetto, che non è affatto secondario”.

Sulla stessa linea è il rettore dell’università di Torino, Marco Gilli: ” bisogna creare le condizioni per attirare ricercatori dall’estero”, ad esempio in Italia ”non ci sono margini di flessibilità, e questo ci rende poco competitivi”.

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