ERC Consolidator: benissimo i ricercatori italiani, ma fuggono dall’Italia

Sono stati pubblicati dall’European Research Council i risultati del bando “Consolidator Grant 2013”, riservato a ricercatori in una fase intermedia della loro evoluzione di carriera (da 7 a 12 anni dopo il conseguimento del dottorato).

I progetti finanziati sono in totale 312 per un totale di 575 milioni di Euro (media 1,84 milioni per grant, a fronte di un massimo finanziamento di 2,75 milioni). Si tratta di uno dei bandi più prestigiosi in Europa e sicuramente tra  i più competitivi (solo l’8.5% dei proponenti è stato finanziato).

Nel comunicato stampa si trovano altri dati interessanti: l’età media dei vincitori è di 39 anni e la percentuale di donne, anche si attesta ancora al 24%, è comunque in crescita rispetto ai precedenti bandi.

Ma veniamo alla performance dei ricercatori italiani. I vincitori di nazionalità italiana sono ben 46, al secondo posto di pochissimo dopo la Germania con 48 vincitori, che ha però un numero di ricercatori molto maggiore, e molto di più della Francia (33).

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Un risultato eccezionale, che però deve essere confrontato con il numero di ricercatori che invece hanno scelto un’istituzione scientifica italiana: solo 19, con oltre la metà che invece ha scelto un paese estero, e un solo ricercatore proveniente da un’altro paese, con un bilancio netto negativo di ben -26. Davvero un risultato clamoroso che conferma – se ce ne fosse bisogno – la concretezza e l’ampiezza del fenomeno del brain drain (orrendamente tradotto con ‘fuga dei cervelli’). e che viene ben messo in evidenza dal grafico (pagina 5 del documento riassuntivo delle statistiche):

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Un risultato su cui non solo la comunità scientifica, ma anche i nostri politici e più in generale i ‘decisori’ delle politiche scientifiche, dovrebbero seriamente interrogarsi.

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Aggiornamento:

E’ forse utile precisare che a giudicare dal grafico sulla mobilità dei vincitori, estremamente limitata (solo 6 su 312 sembrano spostarsi da un Paese all’altro portando con il sé il proprio grant), la “fuga” è in realtà già avvenuta a uno stadio precedente della carriera. Cioè i 26 italiani che non faranno il loro grant in un’istituzione scientifica italiana, molto probabilmente già lavorano all’estero, e fanno parte di quella ‘legione straniera’ che – anno dopo anno – ingrossa le propria fila e, evidentemente, impoverisce il nostro Paese.

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Per confermare l’impressione che i ricercatori lasciano il nostro Paese in una fase molto precoce della carriera, si possono guardare gli stessi grafici per l’ultimo bando ERC Starting Grant, si vede una mobilità limitata, ma significativamente maggiore: 21 su 287 (come è logico aspettarsi per ricercatori più giovani) e conferma lo sbilanciamento in uscita sia per la Germania sia per l’Italia (con la Germania che sembra recuperare almeno parzialmente con un flusso in entrata significativo).

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8 pensieri su “ERC Consolidator: benissimo i ricercatori italiani, ma fuggono dall’Italia

  1. Caro Paolo… grazie. Beh’ un grazie “triste” per essere schietti.

    Appena di ritorno da un training organizzato dalle università del Regno Unito – ho partecipato come membro di quella di Edinburgh (ma non ero in kilt, ci tengo a precisare). Lo scopo del workshop è stato quello di educare e supportare i ricercatori nella stesura del proposal, in questo caso specifico per lo Starting Grant dell’ERC. Quindi il titolo del post ha catturato la mia attenzione.

    La situazione naturalmente non è rosea. Un po’ ovunque in Europa non è rosea. Però mi pare di vedere che alcuni Paesi, e in alcuni settori, si sia capito su dove puntare: una “evoluzione” che parte dal “basso”.
    “Evoluzione” nel senso che non c’è bisogno di uno stravolgimento, di una “rivoluzione”, che metta le pezze dopo lunghi periodi di abbandono.
    Dal “basso” nel senso che i diversi soggetti interessati vengono educati con una informazione capillare e un accompagnamento meticoloso verso la stesura di un proposal, che sia quanto meno difendibile. Tutto ciò senza il bisogno di pochi “grandi proclami” plateali alla “spezzeremo le reni alla fuga di cervelli” (anche se su questo punto devo ammettere la mia ignoranza di italiano fuggito all’estero che purtroppo non segue troppo da vicino le varie vicende italiane. Ho scritto “italiano fuggito all’estero” perché se fosse stato solo il “cervello” a “fuggire”, il mio stomaco e la mia melanina godrebbero di una salute decisamente migliore…).

    Certamente, come penso che sia abbastanza noto, il successo di un proposal dipende in maniere non trascurabile anche dal c****, ehm, dai membri del panel.
    Quindi la componente “fortuna” ha anche il suo bel da fare. Ma avere qualcuno che ti insegni quanto meno a tenere le carte in mano, può essere di aiuto in una partita a poker.

    Benedicimus!

  2. Pingback: Modesta proposta (di legge) – Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

  3. Pingback: Anonimo

  4. Pingback: Disinvestire in ricerca « Oggi Scienza

  5. … è rigirare il coltello nella piaga: se non forziamo i nostri governanti (anche a livello locale) ad agevolare l’accesso a crediti e finanziamenti a nuove idee, andremo sempre ad arricchire Paesi che trovano sul mercato cervelli a costo zero.

  6. Pingback: L’Italia e i ricercatori italiani in Europa: cosa è accaduto nel 2013 | Principio di Indeterminazione

  7. Pingback: Ricerca scientifica, le risorse che la politica sceglie di buttare - Il Fatto Quotidiano

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