Due articoli sulla riforma Gelmini

Riforma Gelmini, professori “contro”. Bruno Maida spiega perché la 240 per lui non servirà a nulla

Riforma Gelmini e università: sono diversi i docenti in disaccordo con le misure introdotte dalla 240/2010, che va a scombussolare un po’ tutto il sistema accademico. Tra gli altri, anche Bruno Maida, 47enne ricercatore e professore di Storia contemporanea presso l’Università di Torino. Walk on Job gli ha chiesto un parere…

bruno maida docente unitoEntro ottobre la riforma Gelmini diventa operativa: cosa prevede?
«Tempi duri per l’università italiana, ecco cosa prevedo per studenti, docenti, e, soprattutto, per i giovani ricercatori».

Quali sono i motivi che la rendono tanto pessimista?

«Non è pessimismo, è che, a mio parere, la riforma non solo non risolve i problemi del nostro sistema accademico, ma lo indebolisce ulteriormente perché riduce le risorse, già scarse, a disposizione degli atenei, e consolida le posizioni dei cosiddetti “baroni”»… (continua a leggere su Walk on job)

“La riforma? E’ solo mediatica e non viene incontro ai ricercatori”. Ecco il parere di un portavoce di Rete29Aprile

Tra le misure introdotte dalla riforma Gelmini, anche  quella che prevede, per i ricercatori universitari, la possibilità di entrare in ateneo come “ricercatore di tipo A” tramite concorso per 3 anni a tempo determinato, prorogabili per altri 2 anni. Successivamente, possono avere un altro contratto sempre a tempo determinato e sempre di 3 anni, come “ricercatore di tipo B”. Ma questo, in concreto, cosa significa per i diretti interessati?

L’abbiamo chiesto a Massimiliano Tabusi, portavoce della Rete29aprile di coordinamento dei ricercatori italiani.

massimiliano tabusi portavoce rete 29 aprileMassimiliano, cosa ne pensate delle misure che la 240/2010 prevede per i ricercatori?
«Siamo molto critici verso questa riforma perché crediamo che il sistema universitario andasse ritoccato sicuramente, ma questa riforma invece di migliorare la situazione, non fa che peggiorare le cose. Altra cosa che è devastante è che viene venduta come innovativa, mentre non è che pura “comunicazione”, una riforma mediatica, perché di nuovo c’è ben poco»… (continua a leggere su Walk on job)

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