Napolitano: «Preservare la ricerca. Non si usi il machete»

di Marcella Ciarnellinapolitano primo piano con dietro bandiere
«Riconosce di essere un “profano” e poiché «nessuno dei venti Capi di stato in carica è un fisico, forse potreste farci un corso accelerato». Il presidente della Repubblica, in visita al Cern di Ginevra, ha cominciato così, con una battuta che lui definisce anche “senso di umiltà” il suo saluto ai docenti ed ai ricercatori che svolgono il loro impegnativo lavoro nella cittadella della scienza tra Svizzera e Francia. Molti sono italiani, quasi “un’invasione”, 1.500 su seimila. Più del venti per cento è composto da giovani che hanno un contratto a tempo determinato.

Ed è a loro, di cui ha ascoltato aspirazioni, speranze, delusioni, in rappresentanza di tutti gli altri che hanno intrapreso questa strada impegnativa ma piena di fascino e responsabilità, che Giorgio Napolitano ha detto della necessità, da lui più volte sollecitata a chi deve prendere le decisioni, dato che «non sono un presidente esecutivo ma avverto la necessità di rappresentare le aspirazioni di sviluppo del Paese» di investire nella ricerca, di non intervenire con tagli non meditati, pur nella indiscutibile necessità di ridurre il debito pubblico che pesa come un macigno che tutti devono collaborare a rimuovere, sulla possibile rinascita dell’economia del Paese.

«Ritengo che in una fase di tagli della spesa pubblica occorra non intervenire con il machete e mettere sullo stesso piano tutte le spese». Ed ha aggiunto che ci sono «voci di spesa che non possono essere sacrificate in modo schematico e alla leggera» tanto più che i finanziamenti alla ricerca sono «un investimento per il futuro della nostra società, dei nostri giovani, della scienza». Napolitano ha domandato in modo retorico dato che lui la risposta la conosce bene, «se non si è più miopi nel trascurare il valore in sé della scienza o se si è poco lungimiranti nel sottovalutare le ricadute nella nostra vita quotidiana. Vorrei che non dovesse essere neppure portata questa giustificazione. Non so se Galileo Galilei fosse in grado di garantire immediate ricadute delle sue ricerche». Suona amara l’ironia di Napolitano che piazza Galilei l’ha appena attraversata dato che allo scienziato è stata intitolata quella su cui sorge il globo di legno, gigantesco simbolo del Cern.

In questi mesi, molte altre volte il presidente ha messo in guardia il governo dai tagli lineari che non tengono conto di esigenze sacrosante testimoniate dalla passione e dal sacrificio di tanti giovani. Ma ha anche sollecitato i privati a fare la loro parte. I giovani hanno ascoltato con attenzione il “profano” che poco prima si era seduto al computer ed aveva fatto domande ai ricercatori che lavorano al progetto Atlas. «Ho trovato pochi giovani motivati come quelli che si dedicano alla ricerca scientifica. Se noi mortificassimo questa vocazione per la ricerca commetteremmo un gravissimo delitto e non possiamo concedercelo».

Sulla ricerca «è in gioco il ruolo dell’Italia nel mondo» in una fase storica «in cui si discute come il ruolo dell’Europa rischi di declinare». Ed allora è più che mai necessaria «capacità di distinzione per quello che può essere sacrificato e per quello che non può esserlo».

5 marzo 2011

Fonte: L’Unità

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