Nucleare, scontro sulla sicurezza

ROMA. L’incidente nucleare nella centrale di Fukushima è stato valutato a livello 4 su una scala di 7. A Chernobyl nel 1986 fu valutato a livello 7, il massimo, mentre il disastro di Three Mile Island (Usa) del 1979 di livello 5.

Per il fisico Gianni Mattioli, uno dei padri dell’ambientalismo scientifico, è la conferma che i siti nucleari sono un pericolo.
«Come comunità scientifica – spiega Mattioli, saggista e docente di Fisica all’Università La Sapienza di Roma – siamo propensi a paragonare questo incidente con il disastro di Three Mile Island. In Giappone sembrerebbe che il terremoto abbia messo fuori uso il sistema di raffreddamento. In pratica sarebbe esploso il sito in cui pensavano di scaricare il vapore con rilascio all’esterno». Per Mattioli non è giusto minimizzare la situazione: «Non è un caso che l’area di evacuazione attorno alla centrale sia passata da due a 20 chilometri e ci sono già i primi contaminati».

A Chernobyl si è determinata ben altra situazione, conferma Marco Ricotti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Milano e membro dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana. «Lo scenario è quello di un danneggiamento parziale del nocciolo che avviene però in un reattore spento, mentre quello di Chernobyl era a piena potenza – spiega Ricotti – Una fusione totale in questo caso è impossibile perché hanno funzionato i primi sistemi di sicurezza, quelli cioè che arrestano la reazione nella centrale». L’incertezza è dunque sull’eventuale danneggiamento del nocciolo, protetto da una struttura di cemento armato.
La questione centrale resta la sicurezza, strettamente legata alle tecnologie e alla sismicità dei luoghi. Ricotti ammette che la centrale colpita è di seconda generazione «mentre quelle che si costruiscono ora sono di terza».

Tuttavia per Roberto Petronzio, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, un incidente come quello di Fukushima non sarebbe potuto succedere in Italia una volta a regime il sistema di impianti previsti dalle recenti decisioni del governo Berlusconi. L’esplosione, secondo Petronzio, è stata causata in questo caso da due fattori: «Da un lato la potenza del terremoto, tra i più forti della storia, che in Italia non si è mai registrata ne è probabile che si registri. E poi l’età della centrale, la più vecchia del Giappone di categoria 2». Il problema, spiega il fisico, è nato «dalla pressione generata all’interno del reattore dal calore provocato dalla rottura dell’impianto di raffreddamento». Con i nuovi impianti non succederebbe.

Ma Gianni Mattioli rilancia il problema della sicurezza e dell’enorme uso di risorse necessario per le centrali. «L’Italia è un’area fortemente sismica. L’Euratom ha individuato solo tre zone che possono ospitare impianti: la Sardegna, il Salento e una piccola area tra Piemonte e Lombardia. Non si capisce l’insistenza tutta italiana sul nucleare se si pensa che dal 1985 non si costruiscono più impianti negli Usa mentre in Europa ne sono previste solo due, di cui una in Francia bloccata da tanti rinvi». Mattioli ricorda anche uno studio governativo tedesco del 2008 che illustrava come attorno alle centrali nucleari si sia registrato il raddoppio delle leucemie infantili. «L’Europa ci ha indicato di puntare sulle rinnovabili. In Italia facciamo invece il contrario in un clima di falsità e preparandoci a spendere cifre enormi».

Fonte: La Nuova Venezia

Un pensiero su “Nucleare, scontro sulla sicurezza

  1. non capisco come fa a dire che in Italia e’ improbabile che si verifichi un terremoto di questa potenza.

    Una parte del problema e’ che i generatori diesel che pompano liquido di raffredamento dentro il reattore hanno funzionato solo per un’ora. Il reattore e’ spento ma deve raffreddarsi. Questo e’ un problema che se succede in Giappone succederebbe anche in Italia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.